Attentato a Pachino. Le intercettazioni choc: “ogni tanto un murticeddu, c’è bisogno”, e le minacce a Borrometi

"Fallo ammazzare, ma che c.... ci interessa". A dare l'ordine di uccidere è il boss di Pachino, Salvatore Giuliano, e l'obiettivo è il direttore del sito d'inchiesta La Spia e collaboratore dell'Agi Paolo Borrometi

Fallo ammazzare, ma che c…. ci interessa“. A dare l’ordine di uccidere è il boss di Pachino, Salvatore Giuliano, e l’obiettivo è il direttore del sito d’inchiesta La Spia e collaboratore dell’Agi Paolo Borrometi. L’ordinanza dell’operazione che oggi ha portato all’arresto di quattro persone, riporta l’intercettazione di un inquietante dialogo tra il boss e un altro esponente di spicco, Giuseppe Vizzini, tra i destinatari del provvedimento per una serie di attentati: “Giuseppe Vizzini – si legge nel documento – ingiuriava il giornalista d’inchiesta Borrometi e Giuliano consigliava di farlo ammazzare“: “Su lurdu“, dice Vizzini. E Giuliano: “Lo so, ma questo perchè non si ammazza, ma fallo ammazzare“.

Dalle dichiarazioni delle persone offese e delle persone informate sui fatti, da alcune intercettazioni telefoniche e ambientali, dalle riprese video filmate e dai contatti telefonici fra i partecipi nei momenti immediatamente antecedenti la bomba carta sotto l’auto dell’avvocato siracusano, emergeva come Giuseppe Vizzini trasportasse a bordo di una Renault Kangoo il figlio Simone sul luogo dell’esplosione e controllasse poi a distanza l’operato delle forze dell’ordine. E di Simone si parla nelle intercettazioni. Ad acclarare i legami degli indagati con il clan Giuliano e il boss Salvatore Giuliano vi erano alcuni dialoghi registrati tra Giuseppe Vizzini e Giuliano, dai quali emergeva la condivisione di propositi criminali e il comune interesse alla difesa della “reputazione”.

Il proposito espresso dal boss di Pachino Salvatore Giuliano è recente. Quel dialogo captato dalle forze della polizia è dell’8 gennaio scorso. Un mese dopo, il 20 febbraio, Giuseppe Vizzini, nota il magistrato, “alludeva minacciosamente ancora a Borrometi” che “picca n’avi” (“Poco ne ha”). “Vedi ti ho minacciato di morte. Ormai siamo attaccati da un giornalista, droga, estorsione, mafia, clan, quello, l’altro…“. Vizzini, sottolinea ancora il magistrato, “commentava con i figli le parole di Giuliano il quale, forte dei suoi legami con i Cappello di Catania, per eliminare lo scomodo giornalista stava per organizzare un’eclatante azione omicidiaria“. E’ Giuseppe Vizzini a parlare: “…se sballa… se sballa che deve succedere, picciotti. Cosa deve succedere! Succederà l’inferno. Mattanza per tutti e se ne vanno. Scendono una decina, una cinquina, cinque, sei catanesi, macchine rubate, una casa in campagna, uno qua, uno qua… la sera appena si fanno trovare, escono… dobbiamo colpire a quello. Bum, a terra! Devi colpire a questo, bum, a terra! E qua c’e’ un iocufocu (fuori d’artificio, ndr)! Come c’era negli anni 90, in cui non si poteva camminare neanche a piedi… Ogni tanto un murticeddu vedi che serve, c’e’ bisogno, cosi’ si darebbero una calmata tutti gli sbarbatelli, tutti i mafiosi, malati di mafia!“.


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