Il video dell’omicidio Vizzini e due atti intimidatori col fuoco nella notte a Pachino: è faida

Foto esclusiva PachinoNews.it

La vendetta sarebbe stata premeditata dai 4 nei confronti di “Marcuotto”

Nel cuore della notte sono state date a fuoco le porte di due abitazioni: la casa di Massimiliano Quartarone, uno degli arrestati per l’agguato mortale a Corrado Vizzini, e quella del suocero. Due indizi che lasciano presagire l’avvio di una faida, per quanto accaduto nelle ultime settimane e a seguito dei quattro colpi di pistola con cui è stato ammazzato Corrado “Marcuotto”. Poco dopo le 4 è stata bruciata la porta d’ingresso dell’abitazione della famiglia di Quartarone, in via Cialdini.

Pochi minuti dopo una bomba carta è esplosa davanti al portone dell’abitazione del suocero dello stesso Quartarone, in via Venezia. L’uomo risulta indagato per favoreggiamento poiché avrebbe spento le telecamere durante le ore dell’agguato. Questo e tanti altri elementi su quanto accaduto la sera del 16 marzo in via De Sanctis Ono emersi nella conferenza stampa che si è svolta oggi negli uffici della Questura di Siracusa, in presenza del dirigente del commissariato di Pachino, il vice questore aggiunto Maria Antonietta Malandrino e il questore, Gabriella Ioppolo. Il clima descritto dagli investigatori è di assoluta omertà: non sono state trovate persone disponibili a collaborare alle indagini né a soccorrere Vizzini, subito dopo essere stato caduto poiché colpito da una scarica di proiettili.

La immagini delle telecamere di circuiti di sorveglianza acquisite dagli investigatori e montate per ricostruire gli attimi antecedenti all’agguato mostrano che tutti i quattro arrestati Massimiliano Quartarone, Giuseppe Terzo, Stefano Di Maria e Sebastiano Romano, si trovavano nella scena del crimine. Vizzini è stato “agganciato” in piazza Vittorio Emanuele e seguito da una Smart, giunto in via De Sanctis, all’altezza di via Dei Mille, ha arrestato la sua corsa in motorino poiché attirato da un fischio. Nel giro di pochi istanti è stato accerchiato dai quattro e sono stati esplosi 8 colpi di pistola, 4 sono finiti nella saracinesca di un garage e quattro hanno colpiti Vizzini, che si è accasciato a terra. La mano armata sarebbe stata quella di Quartarone o di Terzo, poiché gli investigatori hanno escluso sia Di Maria, inquadrato dalle telecamere durante l’esplosione dei colpi e lo stesso Romano, alla guida dell’autovettura. Da ciò che è emerso dalle indagini, la vendetta sarebbe stata premeditata e legata al controllo della droga nel territorio pechinese.

Il 9 febbraio sono stati esplosi diversi colpi nel portone dell’abitazione di Quartarone, pochi giorni dopo, il 14 febbraio, Terzo tenta di acquistare una pistola a salve. Elemento che porta gli inquirenti a far presupporre, appunto al tentativo di organizzarsi del gruppo, i cui elementi avevano preso diverse precauzioni pensando all’agguato. Non solo la “gestione” delle telecamere con la previsioni di spegnimenti nei punti strategici (ma, in base alle immagini raccolte dalla polizia, ne hanno dimenticate tante), ma anche nel tentativo prima di crearsi degli alibi: Quartarone ha comprato un biglietto aereo tre giorni prima dell’agguato per poi recarsi a Vercelli il giorno successivo. Terzo, invece, ha raggiunto la madre a Genova. Ed i quattro, per comunicare tra loro e tentare di eludere le indagini, utilizzavano gli account whatsapp delle rispettive compagne: ma i poliziotti monitoravano anche quelli.


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