La Dia sequestra i beni dei vertici del clan Morabito: c’è anche il motopeschereccio Fortunata di Portopalo

Fra i beni sequestrati spicca il motopesca "Fortunata", già sequestrato nel maggio del 2013 nel corso di un’operazione di polizia giudiziaria operata nel canale d’Otranto, finalizzata a contrastare il traffico di sostanze stupefacenti tra i paesi dei Balcani e le organizzazioni mafiose pugliesi e siciliane

Su delega della Direzione Distrettuale Antimafia, è in corso da parte di personale della Direzione Investigativa Antimafia di Catania, diretta dal dirigente Renato Panvino, l’esecuzione di tre decreti di sequestro, emessi dal Tribunale di Catania – Sezione Misure di Prevenzione, riguardanti beni mobili, immobili e aziende, a vario titolo, riconducibili a fratelli Morabito, Angelo, Antonino e Rocco, pluripregiudicati, su proposte di applicazioni di misure di prevenzioni personali e patrimoniali avanzate dall’autorità giudiziaria.

Già nel 2015 la Dia di Catania aveva sequestrato il patrimonio di Roberto Morabito, altro fratello, già condannato in via definitiva per tentato omicidio e per una serie di rapine commesse tra Catania ed alcune città della Toscana, nonché per estorsione, usura e installazione di apparecchiature atte ad intercettare ed impedire conversazioni telegrafiche e telefoniche. Lo stesso, sorvegliato speciale di Pubblica sicurezza e contiguo al pericoloso clan mafioso “Santapaola”, in particolare al gruppo di Picanello, aveva successivamente subito la confisca definitiva del patrimonio nel 2016.

I fratelli Morabito annoverano, a vario titolo, numerose condanne in primo e secondo grado per associazione per delinquere finalizzata al traffico internazionale di sostanze stupefacenti, violazioni alla normativa in materia di armi, rapine e ricettazione, e in passato erano stati già destinatari di Misure di Prevenzione della Sorveglianza Speciale.

I predetti appartengono all’omonimo gruppo criminale – articolazione della famiglia di cosa nostra catanese “Santapaola – Ercolano” – attivo nel quartiere Picanello del capoluogo etneo.

Numerose operazioni di polizia hanno ampiamente dimostrato le cointeressenze di uomini e di mezzi tra il gruppo “Morabito” e la famiglia “Santapaola – Ercolano”. Il gruppo dei Morabito aveva il monopolio della piazza di spaccio di sostanza di stupefacenti a Catania, nel quartiere Picanello, operando nell’interesse e per il raggiungimento dei fini propri dell’organizzazione mafiosa catanese. L’attività si inquadra in una più ampia strategia investigativa concordata con la locale Direzione Distrettuale Antimafia, che già qualche mese addietro ha visto apporre i sigilli ad imprese, beni mobili e immobili dell’altra famiglia mafiosa dei Nizza, operante nel popoloso quartiere catanese di Librino, considerati unitamente ai Morabito i “Signori” della droga, nonché le organizzazioni criminali con un esercito di affiliati in possesso di armi da guerra e dedite anche al racket delle estorsioni.

Sulla base delle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Salvatore Cristaudo, cognato di Angelo Morabito (avendo quest’ultimo sposato la sorella, Maria Rita), che indicava la riconducibilità agli stessi di beni immobili e imprese, sono stati avviati approfonditi accertamenti reddituali e patrimoniali nei confronti dei soggetti facenti parte del nucleo della famiglia “Morabito”.

Gli approfonditi e complessi accertamenti patrimoniali e bancari svolti dagli investigatori – compendiati nella proposta di applicazione della misura di prevenzione patrimoniale avanzata dalla Direzione Distrettuale Antimafia – hanno consentito di far emergere come i fratelli Morabito, unitamente ai propri nuclei familiari, abbiano accumulato un patrimonio costituito da numerose unità immobiliari, beni mobili registrati e aziende.

Fra i beni sequestrati spicca il Motopesca “Fortunata”, già sequestrato nel maggio del 2013 nel corso di un’operazione di polizia giudiziaria operata nel Canale d’Otranto, finalizzata a contrastare il traffico di sostanze stupefacenti tra i paesi dei Balcani e le organizzazioni mafiose pugliesi e siciliane, durante la perquisizione dell’imbarcazione veniva rinvenuto al suo interno un ingente quantitativo di sostanza stupefacente del tipo marijuana (731 kg), imballata in buste di plastica. L’equipaggio e il comandante venivano tratti in arresto per traffico di sostanze stupefacenti.

Peraltro, a riprova del pieno coinvolgimento della famiglia Morabito nel fiorente mercato del traffico di stupefacenti, uno dei fratelli oggi colpiti dal provvedimento dell’Autorità Giudiziaria, Angelo, veniva tratto in arresto dalla Squadra Mobile di Catania nel mese di novembre 2016, unitamente ad altre 5 (cinque) persone, all’esito di un servizio mirato che consentiva di rinvenire, all’interno di un residence a Mascali, a bordo di un camion e di un autocarro, un carico di circa 1.000 kg di sostanza stupefacente del tipo marijuana, suddivisa in n.33 involucri, proveniente dall’Albania.

Le indagini patrimoniali eseguite dalla Dia di Catania hanno permesso di ricostruire l’evoluzione del patrimonio, anche illecito, dei Morabito per oltre dieci anni e hanno consentito di accertare una notevole sproporzione tra le fonti dichiarate e i beni direttamente o indirettamente posseduti, beni che evidentemente sono stati acquistati con somme derivanti dalle attività illecite poste in essere dal gruppo.

I provvedimenti di sequestro, eseguiti oggi dalla Dia di Catania, hanno colpito i beni intestati ai fratelli e ai propri familiari conviventi, consistenti in 9 fabbricati, di cui uno adibito a stalla con annesso terreno, siti rispettivamente, sette nel quartiere Picanello di Catania e due nel comune di Mascali; due imprese individuali: un’esercente l’attività di “commercio al dettaglio di generi di monopolio (tabaccherie)” e l’altra esercente l’attività di “servizi di elaborazioni Elettroniche di dati” (sala giochi”); una società esercente l’attività di “esercizio della pesca in acque marittime e in acque dolci; la commercializzazione del pescato ecc.”. Fa parte del compendio aziendale di quest’ultima società il motopeschereccio “Fortunata”, iscritto nei registri dell’Ufficio Locale marittimo di Porto Palo di Capo Passero e ormeggiato nel porto di Ognina di Catania; 9 beni mobili registrati e numerosi rapporti bancari e postali. Il valore dei beni sequestrati ai fratelli Morabito è stato complessivamente stimato in euro 5.000.000,00.


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