Pachino, il boss Salvatore Giuliano al carcere duro per mafia

La richiesta della Procura distrettuale di Catania è stata confermata dalla Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo

È stato disposto il carcere duro per il boss pachinese Salvatore Giuliano. Il capo dell’omonimo clan di Cosa Nostra è stato sottoposto al regime speciale del 41bis dell’ordinamento penitenziario, su richiesta della Procura distrettuale di Catania e confermata dalla Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo.

Salvatore Giuliano, 56 anni, è stato arrestato lo scorso luglio assieme ad altre 18 persone nell’ambito dell’operazione “Araba fenice”, coordinata dalla  Direzione distrettuale antimafia della Procura di Catania, con cui è stato sgominato l’omonimo clan. Secondo quanto è emerso dalle indagini, il clan Giuliano avrebbe condizionato le attività economiche della zona, gestendo attività illecite, estorsioni, traffico di sostanze stupefacenti, furti ad abitazioni ed aziende agricole.

Principalmente, la mano del clan si sarebbe posata nel comparto ortofrutticolo, in cui si puntava ad ottenere il monopolio nella produzione e nello smistamento dei prodotti ortofrutticoli coltivati nelle numerose serre presenti in quei territori, grazie ai legami vantati da Giuliano nell’ambito della criminalità organizzata catanese con il clan “Cappello” e al patto di non belligeranza siglato con il clan “Trigila”.

Grazie a questo collaudato meccanismo, gli esponenti del clan ottenevano il pagamento di una somma di denaro, la cosiddetta “provvigione”, calcolata in percentuale del raccolto prodotto e ceduto agli operatori della piccola e grande distribuzione, che costituiva il corrispettivo per la presunta attività di mediazione contrattuale svolta tra produttori e commercianti.


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