Pachino, la Residenza sanitaria assistenziale, mai aperta, rischia di essere trasferita a Noto

Situazione delicata anche al Pte: mancano un medico e un’ambulanza

L'Rsa di contrada Cozzi: la struttura è completata e arredata

Non è mai stata aperta e rischia già di essere trasferita. Un destino che sembra essere beffardo quello della Residenza sanitaria assistenziale, di cui da 15 anni tutta la comunità pachinese attende l’apertura. Ed, infatti, è tutto pronto affinché possa essere operativa: la struttura è stata integralmente ristrutturata e i lavori sono terminati già da due anni (con tanto di certificazione di agibilità rilasciata dall’Ufficio Tecnico del Comune di Pachino), ci sono i mobili e le attrezzature mediche e, addirittura, è stato individuato anche un medico responsabile già in servizio all’Asp di contrada Cozzi. L’unica cosa che, al momento, mancherebbe è la ricerca interna di personale: 6 o 7 paramedici e operatori socio sanitari disponibili a lavorare nel centro.

Eppure, nulla si muove oramai da più di due anni. E, oltre il danno la beffa, le ultime e insistenti voci che percorrono i corridoi della struttura sanitaria di contrada Cozzi, riguardano un possibile trasferimento della Rsa all’ospedale “Trigona” di Noto. Sia chiaro, non c’è ancora nulla di certo ma solo insistenti voci di rimodulazione sanitaria in provincia ma, comunque, rimane il fatto concreto e rilevante che la Residenza sanitaria assistenziale dopo 15 anni nonostante sia pronta e operativa rimane chiusa per motivi poco chiari. Sia i vertici dell’Azienda sanitaria provinciale che l’assessorato regionale alla Sanità sono al corrente della situazione in cui versa l’Rsa. Ma tutto tace.

Un’ala ancora chiusa. A distanza di sette anni è ancora chiusa l’ala della struttura sanitaria che ospitava l’ufficio Igiene, rimasta distrutta da un rogo di probabile natura dolosa. L’incendio, a giugno del 2012, divorò integralmente l’ufficio che ospita il reparto Igiene, in cui vengono rilasciate le autorizzazioni sanitarie dei progetti per opere pubbliche e private. Dopo il rogo fu disposta la chiusura dell’ala, rimasta inutilizzabile, e furono trasferiti al secondo piano l’ufficio Igiene pubblica e degli alimenti, la Medicina legale, la Medicina del lavoro, il Consultorio familiare. Il problema è che lo è ancora, dopo 7 anni, e pare per motivi legati alla copertura assicurativa della struttura.

Il Pte a mezzo servizio. Il Presidio territoriale d’emergenza, l’unico vero presidio sanitario per la gestione delle emergenze, è costretto a lottare con delle gravi carenze. A discapito della pronta risposta da garantire ai cittadini. Peraltro l’unica, in un territorio di 30 mila abitanti, tra Pachino e Portopalo, che d’estate raddoppia. Il medico in servizio al Pte, infatti, è solo uno e, quando è fuori con un’ambulanza non può, chiaramente, assistere i paziente che si recano nella struttura per chiedere soccorso. Stessa cosa per l’unica ambulanza, con cui non si possono gestire al meglio le emergenze. I cittadini della zona sud attendono risposte, celeri, da chi ha il potere di decidere per la loro salute.


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