Pachino, minacce nelle intercettazioni a Borrometi: la solidarietà della politica e non solo

Il commento alla notizia di un piano omicidiario ordito da Cosa nostra per uccidere il giovane giornalista e sventato grazie al lavoro della Procura antimafia di Catania

A Paolo Borrometi va il pieno sostegno delle istituzioni democratiche e della società civile del nostro Paese“. Così Giuseppe Lumia, esponente del Pd e già presidente della Commissione parlamentare antimafia, commenta la notizia di un piano omicidiario ordito da Cosa nostra per uccidere il giovane giornalista e sventato grazie al lavoro della Procura antimafia di Catania.

La libertà di stampa va difesa da tutti i cittadini che hanno il diritto di avere un’informazione libera e democratica. Ecco perchè la notizia che la mafia stava preparando un attentato contro il giornalista Paolo Borrometi deve servire a scuotere le coscienze, sensibilizzando, ancora di più, l’opinione pubblica. A Borrometi, e a tutti i cronisti con la schiena dritta come lui, va la solidarietà e la vicinanza del governo regionale, con l’invito a proseguire nel loro fondamentale lavoro perché la comunità dei siciliani perbene è con loro“. Lo dice il presidente della Regione siciliana Nello Musumeci.

Il suo lavoro di inchiesta – aggiunge Lumia – sta svelando i diversi contesti politico-mafiosi in territori su cui raramente si sono accese le luci della conoscenza e della denuncia della presenza mafiosa. Si tratta di una mafia feroce e affarista, collusa e invasiva, a cui dà fastidio il giornalismo serio e documentato di Borrometi. Il clan mafioso dei Giuliano a Pachino legato alla mafia dei Cappello di Catania, vanta una presenza devastante sul territorio, come ho avuto modo di denunciare in un’interrogazione parlamentare. Da tempo segnalo, inoltre, la pericolosità dei cosiddetti ‘fine pena’, come Salvatore Giuliano. Essi rappresentano l’ossatura su cui la mafia ricostruisce la propria organizzazione quando viene indebolita dall’azione delle forze dell’ordine e della magistratura. Per questo bisogna monitorare le loro attività e bloccarle sul nascere, senza escludere ulteriori aumenti di pena per i recidivi”.

Il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni ha sentito nel pomeriggio il giornalista Paolo Borrometi al quale ha espresso la sua solidarietà di fronte alle minacce mafiose emerse oggi da intercettazioni. Al giornalista il premier ha manifestato la vicinanza dello Stato nella lotta contro la criminalità organizzata e nella quotidiana battaglia della informazione per la legalità e la democrazia.

Le minacce di morte nei confronti di Borrometi sono inumane. Al giornalista esprimo tutta la mia solidarietà, dell’amministrazione comunale e di tutta la città – a dichiararlo è il sindaco Roberto Bruno, che ha manifestato vicinanza al direttore del giornale online “La Spia” e collaboratore dell’Agenzia Agi, vittima di gravi minacce fatte da un gruppo malavitoso – Solidarietà e vicinanza  al giornalista Borrometi, dal punto di vita umano e anche da quello professionale, affinché possa continuare la battaglia contro le mafie e la criminalità. Intendo, inoltre, esprimere un sentito ringraziamento alle forze dell’ordine che con la loro costante presenza sul territorio riescono a prevenire e reprimere la corruzione e l’illegalità, restando sempre al fianco dei cittadini. Anche per questo giovedì 12 aprile è importante manifestare per la legalità e partecipare alla marcia “Pachino per la legalità”. Rivolgo pertanto il massimo appello alla partecipazione di tutta la cittadinanza: istituzioni, imprese, commercianti, sindacati, scuole, parrocchie, associazioni”.

Solidarietà piena al collega Paolo Borrometi, vittima, ancora una volta, di minacce da parte della criminalità organizzata da parte di Assostampa Siracusa. “Minacce violente, ignobili e vili contro un giornalista che, con il suo lavoro, contribuisce alla lotta contro la mafia ed il malaffare. I giornalisti siracusani sono vicino a Paolo e al suo impegno, al suo coraggio e alla determinazione nell’impegno quotidiano di inchiesta e denuncia”.

Il presidente dell’Ucsi Sicilia Domenico Interdonato, ha dichiarato: “I giornalisti cattolici di Sicilia sostengono e sono solidali con il collega Borrometi, inoltre esprimono un sentito ringraziamento alle forze di Polizia, che con la loro costante presenza sul territorio siciliano riescono a prevenire e reprimere. Infine formulano un accorato appello alle istituzioni e ai cittadini, perché si operi insieme per un giornalismo libero, in uno Stato libero. Negli ultimi cinquant’anni i giornalisti in Italia e in Sicilia in particolare, hanno pagato un conto salatissimo, che non siamo più disposti a pagare“. La solidarietà a Paolo Borrometi è stata manifestata anche dai due consiglieri nazionale Ucsi Gaetano Rizzo e Salvatore Di Salvo, che è anche presidente della sezione Ucsi Siracusa.

“La mia piena solidarietà e vicinanza a Paolo Borrometi, giornalista coraggioso che malgrado le ripetute intimidazioni continua nel suo prezioso lavoro di inchiesta sui poteri“. Lo dice Rosy Bindi, presidente della commissione parlamentare Antimafia, aggiungendo che “le nuove inquietanti minacce di morte rivelate dalle intercettazioni sono un segnale preoccupante della protervia dei boss del siracusano e Borrometi, come tanti altri cronisti minacciati dalle mafie, non va lasciato solo“.

L’Unione nazionale cronisti italiani esprime solidarietà e vicinanza a Borrometi ed invita le forze dell’ordine a rafforzare ulteriormente la tutela al collega che ormai da diversi anni è costretto a vivere sotto scorta. Invitiamo tutte le Istituzioni a non lasciare soli i giornalisti che, come Borrometi, rischiano quotidianamente la vita solo per svolgere il dovere di informare – lo afferma il presidente dell’Unci, Alessandro Galimberti – Questo ulteriore episodio, a pochi giorni dalle minacce via posta ricevute da Federica Angeli, destinataria di una gravissima intimidazione, deve far riflettere tutti, politici, amministratori e la stessa magistratura sulla irresponsabilità di contribuire a un clima di sospetto e intolleranza verso chi occupa un ruolo di frontiera, come i cronisti”.

“Il progetto di omicidio nei confronti di Paolo Borrometi ci fa comprendere ancora di più che il clima di ostilità nei confronti dei giornalisti, che hanno il solo scopo di informare la gente e di fare il proprio dovere con la schiena dritta, si e’ fatto molto pesante. Siamo vicini a tutti i colleghi minacciati a cominciare da Federica Angeli alla quale e’ stata recapitata recentemente una busta contenente proiettili – così il presidente del Gruppo siciliano dell’Unci, Andrea Tuttoilmondo – Esprimo a Borrometi solidarietà a nome mio e dell’Unci Sicilia. Nella consapevolezza che la vicinanza a lui, e a tutti i cronisti che come lui denunciano con il loro lavoro collusioni e malaffare, è indispensabile per rafforzare il fronte comune nella lotta alle mafie“.

Il gruppo del Movimento 5 Stelle all’Ars esprime solidarietà a vicinanza al giornalista Paolo Borrometi, ancora oggetto di minacce di tipo mafioso. “A Paolo e ai suoi familiari – dice la capogruppo M5S all’Ars Valentina Zafarana – giunga il nostro abbraccio più sincero e sentito. La sua costante attività di ricerca e racconto dei fatti, gli costa già una vita blindata e di rinunce. Invitiamo Paolo ad andare avanti con coraggio, nella consapevolezza che non è da solo. Plaudiamo al lavoro delle forze dell’ordine e della magistratura per l’ottimo lavoro di prevenzione. La mafia si combatte così, dando la possibilità ad un eccezionale giornalista di fare liberamente il proprio lavoro”. Medesima solidarietà è espressa anche dall’europarlamentare Ignazio Corrao. “Esprimo tutta la mia indignazione per quanto accaduto ancora una volta. All’amico e coraggioso giornalista Paolo Borrometi giunga la mia più sentita vicinanza”.

E in una nota anche Giuseppe Patti, responsabile per la Legalità dei Verdi, esprime a nome personale e di tutta la Federazione Nazionale dei Verdi Italiani “l’incondizionata stima e la più affettuosa solidarietà a Paolo Borrometi, un giornalista dalla “schiena dritta” preso di mira con minacce mafiose e con ‘un’eclatante azione omicidiaria per eliminare lo scomodo giornalista’ da parte del clan  catanese dei Capello. Applaudiamo all’importante attività investigativa che ha portato all’arresto di quattro mafiosi che volevano attentare alla vita di una delle voci più libere del panorama giornalistico siciliano”. 


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