Pachino, Nino Iacono ritorna in servizio al Comune: revocata la sospensione

Il dipendente, ex consigliere provinciale, è finito in carcere lo scorso novembre nell’ambito dell’operazione “Revolution Bet” e a marzo ha ottenuto i domiciliari

Nino Iacono

Nino Iacono è stato riammesso in servizio al Comune di Pachino, e tornerà nel settore Servizi cimiteriali. A disporlo è stato il responsabile del settore Personale, che ha revocato la determina di sospensione dal lavoro dell’ex consigliere provinciale, che al momento si trova agli arresti domiciliari, a seguito dell’autorizzazione emessa dalla Sezione del Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Catania, che lo autorizza a svolgere attività lavorativa alle dipendenze dell’ente municipale.

Iacono è stato sospeso dall’incarico poiché finito in carcere lo scorso novembre, nell’ambito dell’operazione “Revolution Bet”, in cui sono state arrestate da Guardia di finanza, Carabinieri e Polizia 28 persone, tra cui esponenti dei clan mafiosi Santapaola-Ercolano e Cappello, dediti al controllo illecito del mercato delle scommesse sportive e dei giochi esercitati attraverso rete telematica e raccolte da banco.

E il cinquantottenne, ex consigliere provinciale e candidato a sindaco nel 2014, in base a ciò che era emerso dalle indagini risultava “garante degli interessi” dei clan nella zona sud del Siracusano, riguardo al mercato delle scommesse online illecite. È accusato di essere parte di un’associazione finalizzata alla commissione di reati di truffa allo Stato, riciclaggio, autoriciclaggio, nonché di illecita raccolta di scommesse, per tramite di siti stranieri non autorizzati. A carico di Iacono anche l’aggravante di associazione a delinquere di stampo mafioso, per avere favorito il clan mafioso catanese “Cappello”.

A marzo il Giudice per le indagini preliminari del tribunale di Catania, Ivana Cardillo, su richiesta dei legali Giovanni Giuca e Giuseppe Gurrieri, ha modificato la misura cautelare di Iacono disposta nella prima ordinanza, concedendo all’ex consigliere provinciale gli arresti domiciliari. Secondo quanto emerso, Iacono non sapeva che quei catanesi appartenessero a un gruppo mafioso né che non fosse possibile aprire quel tipo di centri scommesse in Albania. Tutte giustificazioni che hanno portato il Gip di Catania ad attenuare la misura cautelare nei suoi confronti.


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