Pachino, operazione “Revolution Bet”: l’ex consigliere provinciale Iacono ai domiciliari

Non sapeva che quei catanesi appartenessero a un gruppo mafioso né che non fosse possibile aprire quel tipo di centri scommesse in Albania. Tutte giustificazioni che hanno portato il Gip di Catania ad attenuare la misura cautelare

Non sapeva che quei catanesi appartenessero a un gruppo mafioso né che non fosse possibile aprire quel tipo di centri scommesse in Albania. Tutte giustificazioni che hanno portato il Gip di Catania ad attenuare la misura cautelare nei confronti di Nino Iacono, che dal carcere è passato ai domiciliari.

Il Giudice per le indagini preliminari del tribunale di Catania, Ivana Cardillo, su richiesta dei legali Giovanni Giuca e Giuseppe Gurrieri, oggi ha modificato la misura cautelare di Iacono disposta nella prima ordinanza, concedendo all’ex consigliere provinciale gli arresti domiciliari. Iacono è finito in carcere lo scorso novembre nell’ambito dell’operazione “Revolution Bet”, in cui sono state arrestate da Guardia di finanza, Carabinieri e Polizia 28 persone, tra cui esponenti dei clan mafiosi Santapaola-Ercolano e Cappello, dediti al controllo illecito del mercato delle scommesse sportive e dei giochi esercitati attraverso rete telematica e raccolte da banco.

Secondo quando emerso dalle indagini, le agenzie di scommesse controllate direttamente o indirettamente dai gruppi mafiosi simulavano un’attività di trasmissione dati per la raccolta “on line” di scommesse, ma in realtà operavano la tradizionale raccolta “da banco” per contanti. La riconducibilità ai clan di tali agenzie veniva schermata attraverso un reticolo di società estere (localizzate principalmente nelle Antille olandesi a Curaçao) amministrate da prestanome, che permetteva di riciclare i guadagni illecitamente conseguiti.

Iacono, 58 anni, uno dei 9 candidati a sindaco alle elezioni amministrative del 2014, in base a ciò che era emerso dalle indagini risultava “garante degli interessi” dei clan nella zona sud del Siracusano, riguardo al mercato delle scommesse online illecite. È accusato di essere parte di un’associazione finalizzata alla commissione di reati di truffa allo Stato, riciclaggio, autoriciclaggio, nonché di illecita raccolta di scommesse, per tramite di siti stranieri non autorizzati.

A carico di Iacono anche l’aggravante di associazione a delinquere di stampo mafioso, per avere favorito il clan mafioso catanese “Cappello”. Accuse alle quali i legali, Giuca e Gurrieri, hanno fornito una serie di giustificazioni tali da portare il Gip ad alleggerire la misura cautelare.


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