Pomodoro dalla Tunisia, Igp di Pachino invenduto, Gennuso scrive a Salvini per tutelare l’agricoltura Made in Sicily

Il parlamentare regionale si rivolge al vice premier e all’intero governo Conte affinché affrontino la questione alla stessa stregua degli sbarchi dei migranti

Continuano ad avvelenarci vendendo nei supermercati della Grande distribuzione organizzata il pomodoro della Tunisia o del Camerun pur di fare quattrini. Il governo italiano non può chiudere gli occhi, facendoci mangiare spazzatura. Se il ministro alle Politiche Agricole non è in grado di affrontare e risolvere i problemi del settore, essendo dello stesso partito del vice premier Matteo Salvini, lo rimuova”. A chiedere interventi immediati al governo Conte ed ai vice premier Salvini e Di Maio, è il deputato regionale “autonomista”, on. Giuseppe Gennuso.

“Non è più tempo di slogan e di proclami – afferma Gennuso rivolgendosi in prima battuta al leader della Lega – Quello dell’agricoltura sana all’insegna del “Made in Italy“, è stato un cavallo di battaglia in campagna elettorale sia per la Lega che per il M5s. Rispetto ai governi del passato, si continua ad assistere ad importazione di prodotti fuori da ogni controllo. In Sicilia siamo già stati penalizzati dal maltempo di ottobre e novembre che ha distrutto intere coltivazioni nell’Isola, ma il nodo fondamentale è quello della concorrenza sleale dei Paesi extraeuropei che stanno letteralmente collassando produttori e anche coloro che commercializzano i prodotti siciliani. Dalle arance alle olive, al grano, all’intero comparto ortofrutticolo. Il ministro Gian Marco Centinaio non sta facendo nulla per tutelare il “Made in Sicily”. Sul fenomeno, anzi è calato il più fitto silenzio”.

Il parlamentare regionale si rivolge al vice premier Salvini e all’intero governo Conte affinché affrontino la questione alla stessa stregua degli sbarchi dei migranti.

“Bisogna prendere le redini di un problema che si trascina oramai da parecchi anni, con forti responsabilità dei precedenti governi. Non possiamo vedere la nostra agricoltura morire e soprattutto senza avere le dovute garanzie per i consumatori – aggiunge – Assistiamo impotenti ad altri sbarchi, non di uomini, donne e bambini, ma di prodotti. Così il pomodoro arriva dalla Tunisia a prezzi stracciati e quello Igp di Pachino, rimane invenduto. L’olio della Sicilia, ma anche quello della Puglia, sbarca sui nostri mercati e sugli scaffali della grande distribuzione, a 3 euro al litro, quando per produrlo con olive italiane, ci vogliono dai 7 agli otto euro. Per non parlare del grano che sbarca dal Canada e dai Paesi dell’Est nei porti dell’Italia Meridionale, mi riferisco in particolar modo a Pozzallo, dove più volte è stato sequestrato il prodotto carico di carico di pesticidi come il glifosato. Ci sono altre decine e decine di esempi, come le arance. I supermercati italiani sono invasi dal prodotto che arriva dal Marocco, mentre gli agrumi prodotti in Sicilia restano sugli alberi, perché i costi di produzione sono tre volte più alti rispetto alla merce che arriva dai Paesi extraeuropei. Anche per i limoni vale lo stesso discorso. Continuano ad arrivare dall’Argentina, senza colore e senza sapore”.

Per Gennuso serve la volontà politica di tutelare i produttori siciliani e meridionali con il ministro per le Politiche Agricole che ha a disposizione il Corpo forestale che potrebbe adempiere a controlli severi e rigorosi: “capisco che questo governo gialloverde è alle prese con la Manovra e con l’Unione Europea, ma subito dopo deve occuparsi dell’Agricoltura, perché oggi sono a rischio le aziende produttrici e migliaia e migliaia di posti di lavoro. L’Italia questo non può permetterselo, perché come sempre ad essere penalizzato sarebbe il Sud”.


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