“Non una parola sulla morte del bracciante nelle serre di Pachino, da parte della Ministra Calderone, audita in commissione alla Camera dei Deputati, come se il fenomeno del caporalato non esistesse. La prova più evidente della cecità politica sul fenomeno da parte delle destre al governo, è rappresentata dai fondi del Pnrr destinati al superamento dei ghetti dei lavoratori agricoli: ne è stato speso appena il 10%, un dato che certifica l’incapacità dell’esecutivo di trasformare le risorse disponibili in interventi concreti. Nel frattempo i produttori agricoli continuano ad essere stritolati da costi enormi per stare sul mercato e i lavoratori nei campi, continuano a vivere condizioni disumane”. Lo dichiara la senatrice del Movimento 5 Stelle Ketty Damante a proposito del mancato intervento del ministro del lavoro Maria Elvira Calderone, audito nelle scorse ore alla Camera dei Deputati in materia di occupazione, sulla questione caporalato e sul bracciante morto nel Siracusano.
“La verità è che i partiti che sostengono la maggioranza, a livello regionale e nazionale – conclude Damante – sono quelli che in Europa hanno approvato pacchetti di libero scambio che hanno agevolato il caporalato e lo sfruttamento dei lavoratori in agricoltura”.
In realtà sembra che Ahmed Belkihal, bracciante agricolo di 61 anni, di origine algerina (viveva e lavorava da 30 anni in Italia), deceduto lunedì mattina, 27 luglio, intorno alle 10:55, sia stato colto da un malore improvviso mentre lavorava in una serra di pomodori. Al momento, atto dovuto, c’è un indagato dalla Procura e si attendono gli esiti dell’autopsia sul corpo del bracciate, ma non si parla di caporalato, essendo l’uomo regolarmente iscritto anche a un sindacato.
“A prestargli i primi soccorsi è stato un altro bracciante, anch’egli nostro iscritto, che in quel momento si trovava solo con lui in serra. Un gesto di prontezza e solidarietà che, purtroppo, non è bastato a salvargli la vita – hanno sottolineato Ninetta Siragusa, Segretaria della Uil Siracusa, e Sebastiano Di Pietro, Segretario della Uila Siracusa -. Il malore è sopraggiunto durante l’orario di lavoro e, da quanto emerso finora, la vicenda non risulta legata a un’inosservanza delle ordinanze anticalore. Proprio per questo riteniamo che il nodo centrale non sia soltanto il rispetto delle prescrizioni contro lo stress termico, ma il rafforzamento complessivo dei presidi di sicurezza in tutti i luoghi di lavoro agricoli. A tal proposito non possiamo tacere un dato che consideriamo emblematico: l’Ebat – Cimi di Siracusa proprio pochi mesi fa ha messo a disposizione delle aziende agricole gratuitamente dei defibrillatori, strumenti che in una situazione come questa avrebbero potuto fare la differenza, garantendo un soccorso più tempestivo. Gran parte delle aziende hanno accettato la donazione , ma ha colpito il fatto che alcune, però, non li hanno voluti accettare. Pur non ravvisando alcun dolo in questo specifico caso, riteniamo che episodi come questo si sarebbero potuti evitare con una maggiore attenzione alla dotazione di presidi salvavita nei luoghi di lavoro”.