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Fatti di sangue a Pachino, la ricostruzione dettagliata dei fatti da parte della Procura della Repubblica

Nella notte tra il 28 e il 29 marzo all’esterno del locale “Taverna dei due Mari” a Portopalo di Capo Passero venivano esplosi tre colpi d’arma da fuoco in rapida successione all’indirizzo di Paolo Forestieri e della macchina in cui si trovava la madre del Forestieri. Il ragazzo, colpito da solo uno dei proiettili esplosi, decedeva poco dopo essere stato trasportato in ambulanza all’Ospedale di Avola, mentre la madre riportava solo alcune escoriazioni al cuoio capelluto (Leggi Qui).

L’attività d’indagine svolta nell’immediatezza, condotta alla luce di una profonda conoscenza del territorio di riferimento, dal personale del Commissariato di Pachino portava a collegare l’episodio alle rivalità sussistenti fra i due gruppi operanti nel mondo dello spaccio degli stupefacenti sulla piazza pachinese oltre che ad alcune liti violente che si erano verificate fra gli appartenenti alle due fazioni. Nello specifico si riteneva vi fosse un collegamento diretto con una lite, verificatasi nel pomeriggio del 28 marzo, alla quale aveva posto fine l’intervento dell’equipaggio di una volante della Polizia, in cui erano coinvolti la vittima ed i suoi cugini, da una parte, e Fabrizio Dipasquale dall’altra.

Quest’ultimo, poco dopo i fatti, veniva trovato in compagnia di Luca Matarazzo, Gabriel Segovia e Enrico Dimaiuta che venivano immediatamente sentiti a s.i.t. e sottoposti agli accertamenti per la verifica dei residui dello sparo.  L’attività d’indagine condotta ininterrottamente consentiva di rinvenire, estrapolare e analizzare le immagini dai sistemi a circuito chiuso di due esercizi commerciali che riprendevano la dinamica dell’omicidio e, pur non permettendo di risalire all’identità degli assassini, fornivano indicazioni agli investigatori in ordine all’auto utilizzata dagli attentatori per avvicinarsi a Forestieri ed alla madre, sparargli ed allontanarsi in tutta fretta. Di lì a poco, nel corso di alcune attività di perquisizione concertate fra il Commissariato e la Procura della Repubblica, la polizia giudiziaria procedeva al sequestro della Toyota Yaris che poi risulterà essere stata utilizzata per compiere il delitto.

A fronte di tali sviluppi e percependo come ormai prossima la chiusura delle indagini a loro carico Dipasquale, Matarazzo e Dimaiuta, anche su consiglio del loro legale, decidevano di costituirsi ed ammettere le proprie responsabilità, per le quali venivano sottoposti a fermo di indiziato di delitto che veniva successivamente convalidato dal Gip del Tribunale di Siracusa.

Il 6 aprile (giorno di Pasquetta) intorno alle 11, nel pieno centro abitato di Pachino diversi colpi di arma da fuoco (6/7) vengono esplosi in direzione di Antonino Dimaiuta (padre di Enrico, fermato da Grillo) il quale viene attinto ad entrambe le gambe. Riconosce i propri attentatori in Giovanni e Corrado Vizzini, zio e cugino di Paolo Forestieri. Nel pomeriggio del medesimo giorno viene tratto in arresto Giovanni Vizzini (Leggi Qui), mentre il padre, Corrado, rimane irreperibile per due giorni e si consegna spontaneamente (in commissariato) nella notte tra il 7 e l’8 aprile, ammettendo il proprio protagonismo nell’atto omicidiario e negando la presenza nei medesimi luoghi del figlio, soggetto peraltro dalla caratura criminale ben più spiccata del padre (Leggi Qui).

La tesi della difesa di Giovanni Vizzini non ha allo stato trovato riscontro alcuno, né sono emersi elementi degni di nota che impongano di ritenere le dichiarazioni della persona offesa non attendibili. Tra gli altri elementi posti a riscontro della ricostruzione effettuata dalla PG, oltre alle dichiarazioni di Dimaiuta e alle dichiarazioni di fatto confessorie rese da Corrado Vizzini, si segnala l’estrapolazione di due diversi filmati, dalle telecamere di video sorveglianza di locali adiacenti al luogo dell’agguato, dalla visione delle quali è stato possibile confermare sia la dinamica della sparatoria che la presenza sui luoghi della vettura in uso agli indagati (per la cui elaborazione è stato delegato il Nit). Inoltre sono stati effettuati rilievi sulle persone degli indagati, sui loro indumenti e sulla vettura, allo scopo di verificare la presenza di polvere da sparo (inviati al Ris).

Nella serata del 9 aprile un commando costituito da due uomini armati e travisati a bordo di una moto, transitava vicino alla vettura in uso a Fethy Amari ( soggetto molto vicino al gruppo Forestieri, in particolare si tratterebbe dell’autista di Corrado Vizzini, nonché soggetto fermato quale indiziato di delitto giorno 6 aprile, poiché ritenuto responsabile dell’agguato ai danni di Antonino Dimaiuta) esplodendo diversi colpi di arma da fuoco, da subito individuata da Amari come un fucile.

A bordo si trovavano il citato Amari e Alessandro Alagona, conoscente di quest’ultimo, casualmente a bordo della vettura. I colpi attingevano alla spalla e al volto solo Alagona che veniva trasportato in gravissime condizioni al Policlinico di Catania (Leggi Qui). Assumendo a sommarie informazioni nell’immediatezza dei fatti l’altra vittima dell’agguato, ovvero Amari, la Polizia operante riesce a raccogliere alcuni interessanti spunti investigativi, tra i quali la sommarie descrizione delle fattezze del conducente del veicolo ed il suo abbigliamento. L’attenzione degli operatori, consapevoli che l’agguato fosse senz’altro da inserirsi nella criminale faida che sta dilaniando il territorio di Pachino in questi giorni, si proietta nei confronti di Gabriel Segovia, giovane pregiudicato vicino a Enrico Dimaiuta, appartenente al gruppo criminale contrapposto.

Segovia, una volta rintracciato veniva condotto in Caserma, ove i militari operanti potevano costatare che lo stesso vestiva un peculiare abbigliamento, in tutto e per tutto identico a quello descritto da Amari al quale peraltro Segovia veniva sottoposto in visione, consentendo alla persona offesa di riconoscerlo come il conducente del motociclo; fonti confidenziali degne di nota, consentivano immediatamente dopo alla Polizia giudiziaria di mettersi sulle tracce dell’altro complice, colui il quale impugnava l’arma che aveva materialmente sparato, ricercandolo in un casolare abbandonato sito nella contrada Burgio – Coste Fredde nel tenere di Noto.

In quella località veniva effettivamente scoperto, nell’intento di nascondersi dietro un varco esistente nel muro, coperto da un materasso, Emanuele Matarazzo, padre di Luca, già tratto in arresto per l’omicidio di Paolo Forestieri. Nello stesso luogo veniva rinvenuta, una moto scura con il telaio abraso, uno scaldacollo nero e successivamente anche un fucile fucile sovrapposto cal.12 a canne mozzate e e calcio troncato con matricola abrasa. Segovia e Matarazzo venivano fermati dalla Polizia giudiziaria quali soggetti indiziati di delitto (Leggi Qui).


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