Pachino, 365 giorni senza Nino

E’ morto nel 2019 ad appena 18 anni sulla Pachino - Rosolini

Nino Malandrino

Nino c’è, perché è giusto che ci debba ancora essere. Perché non si può morire a 18 anni, e non si può morire in quel modo. Ecco che la sua allegria è ancora disseminata tra gli amici e i compagni di squadra, le sue parate tra i pali della porta del Rosolini continuano ad essere raccontate.

Sono trascorsi 365 giorni da quella maledetta notte che ha spezzato la vita ad Antonio Malandrino, un anno di dolore per la famiglia, gli amici, i compagni di squadra e per tutta la comunità pachinese, che non ha dimenticato quel ragazzo che volava tra i pali, inseguendo il suo sogno di diventare un professionista.

LA TRAGEDIA

Quella maledetta notte del 28 dicembre 2019 Nino ed altri due amici avevano deciso di trascorrerla nella vicina Rosolini. Nino giocava nella squadra del Rosolini, che militava in Eccellenza, ed aveva già raggiunto la città limitrofa nel pomeriggio, per l’ultima seduta di allenamento in vista di una gara amichevole prima della ripresa del campionato. Di sera c’è tornato, assieme ad un compagno di squadra e un altro amico, tutti calciatori. Forse era nato un nuovo amore per Nino nella città in cui giocava. E voleva coltivarlo.

Una serata di divertimento, forse qualche goccio in più e Nino non tornerà mai più a casa. Alle 3 di notte, ad un chilometro da Pachino, all’altezza di contrada Luparello, l’autovettura su cui viaggiava nel sedile posteriore, una Fiat 500, si è schiantata contro un muro, spezzando la vita del giovane calciatore.

Gli altri due ragazzi che viaggiavano con Nino, Francesco Cavarra, suo compagno di squadra nel Rosolini e alla guida dell’autovettura, e Michele Spataro, calciatore del Pachino, rimasero feriti ma riuscirono a salvarsi.

Per Nino Malandrino, invece, non c’era più nulla da fare, il ragazzo era già privo di vita quando erano arrivati i soccorsi. Alle prime luci dell’alba si era sparsa la notizia del decesso del giovane Nino, stravolgendo il mondo dello sport dilettantistico e le comunità di Pachino e Rosolini.

UN ANNO DOPO

Dopo 365 giorni il dolore è ancora grande e le certezze poche. Il dolore della famiglia, degli amici e dei compagni di squadra.

Dopo 365 giorni quella maledetta strada provinciale è ancora nelle stesse condizioni, anche se è stato annunciato un progetto da 4 milioni di euro per la messa in sicurezza.

Dopo 365 giorni c’è un imputato, il conducente dell’autovettura, Francesco Cavarra, 21 anni. Nei confronti del giovane, difeso dagli avvocati Andrea Nicastro e Paolo Alessi, il 27 novembre scorso è stata firmata dal pm della procura di Siracusa, Tommaso Pagano, una richiesta di rinvio a giudizio per un processo che lo vedo imputato del reato di omicidio stradale.

Dagli elementi raccolti dai carabinieri, intervenuti subito dopo il fatale impatto, e dalla perizia svolta dal perito nominato dal tribunale di Siracusa, l’ingegnere Mario Cesareo, è stata ricostruita la dinamica dell’incidente mortale. Per il perito, infatti, l’autovettura viaggiava ad una velocità di 130 chilometri orari in un tratto in cui limite è di 50 chilometri orari, in prossimità di una curva e zigzagando su fondo bagnato dall’umidità.

Inoltre, dal referto medico tossicologico e alcolemico dell’Asp di Siracusa e dal controesame dell’Asp di Catania, il tasso alcolemico del conducente è risultato di 1,1 g/L, oltre il limite consentito dalla legge. L’udienza preliminare in camera di consiglio è fissata per il 4 marzo del 2021.

La famiglia di Nino Malandrino, rappresentata dall’avvocato Massimo Gozzo, dichiara di avere piena fiducia nell’operato della magistratura, aspettando che la giustizia accerti verità e la responsabilità su questa triste vicenda.

E in un oceano di dolore c’è una goccia che rappresenta una definitiva certezza: Nino non potrà essere dimenticato, perché il suo ricordo è vivo nei cuori di tutti. Perché Nino c’è.


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