Il Comune di Pachino è in dissesto finanziario dal 2019. Da allora numerosi cittadini, imprese e professionisti che vantano crediti nei confronti dell’ente locale sono costretti a confrontarsi con una procedura che, di fatto, limita fortemente la possibilità di ottenere il pagamento delle somme loro dovute.
Con la dichiarazione di dissesto, la gestione dei debiti pregressi è stata affidata all’Organo Straordinario di Liquidazione (OSL), mentre la normativa prevista dall’articolo 248 del Testo Unico degli Enti Locali impedisce ai creditori di procedere attraverso le ordinarie azioni esecutive.
Il risultato, secondo quanto denunciato da Fabio Fortuna, è un sistema che rischia di scaricare sui cittadini e sulle imprese il peso delle difficoltà finanziarie dell’ente pubblico.
“Non è possibile – afferma Fortuna – che chi ha lavorato, fornito servizi o maturato un credito riconosciuto debba attendere anni per ricevere una somma ridotta rispetto a quella spettante, senza un adeguato riconoscimento degli interessi e senza tempi certi di pagamento”.
La questione sarà sottoposta alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo attraverso una serie di ricorsi finalizzati a verificare la compatibilità della disciplina italiana sul dissesto degli enti locali con i principi della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo.
La CEDU, in diverse pronunce riguardanti la tutela dei crediti nei confronti della pubblica amministrazione italiana, ha già evidenziato la necessità che lo Stato garantisca un corretto equilibrio tra le esigenze finanziarie degli enti pubblici e il diritto dei cittadini al rispetto dei propri beni e dei propri crediti.
“Il dissesto di un Comune – prosegue Fortuna – non può trasformarsi in una perdita dei diritti dei cittadini. Il risanamento della finanza pubblica è un obiettivo necessario, ma non può avvenire attraverso il sacrificio sproporzionato di chi aspetta da anni il pagamento di quanto gli è dovuto”.
I ricorsi alla Corte di Strasburgo mirano a ottenere una valutazione sulla legittimità di un sistema che, secondo i promotori dell’iniziativa, rischia di compromettere il diritto di proprietà sul credito e il principio di effettività della tutela giudiziaria.
“La nostra iniziativa – conclude Fortuna – nasce dalla volontà di dare voce a tutti quei cittadini, professionisti e imprese che, dopo anni di attesa, chiedono semplicemente il riconoscimento pieno dei propri diritti”.