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Pachino, “Era proprio un bando militare”: Giuseppe Lucchesi replica sull’interpretazione della lapide della torre Scibini

“Era proprio il 1493!”. È questo la prima precisazione a cui tiene Giuseppe Mario Lucchesi, meravigliato dalle notizie sullo studio di Salvatore Cultrera e Guido Rabito sulla lapide della torre Scibini (Leggi Qui).

Lucchesi studia da molti anni l’iscrizione. La prima pubblicazione risale a un opuscolo pubblicato nel 1988, quasi trent’anni fa. “Il primo spunto nacque da una richiesta del prof. Pasquale Figura, autore di un classico della storia locale pachinese, il libro “Pachino oltre il feudo”. Nei primi anni Ottanta Figura mi chiese di studiare la lapide della torre Scibini per arricchire il suo studio, anche se nel frattempo morì”.

Il primo opuscolo conteneva la trascrizione della lapide e brevi notizie sulla torre. Più tardi altre persone suggerirono a Lucchesi l’idea di implementare il suo scritto, aggiungendo alla semplice lettura dell’iscrizione uno studio sulla storia della torre. La ricerca così completata è stata pubblicata sulla Rete nel 2012.

Lucchesi sostiene con convinzione che la data di costruzione della torre sia proprio il 1493, mostrando una fotografia da lui fatta alla lapide: “Qui si vede chiaramente che nell’ultimo rigo dell’iscrizione si può leggere MCCCCLXXXXIII, che in numeri romani significa proprio 1493. Quella che potrebbe sembrare una quarta I è in realtà l’asta verticale della lettera R”. Alla fine dell’ultimo rigo, infatti, Lucchesi legge quattro lettere: R S M R. “Che stanno a significare: Rogatus, cioè “firmato”, Sua Maestà il Re”.

Aggiunge poi un particolare che da altri non è stato notato: “Nell’architrave della porta si può leggere la firma dell’architetto che edificò la torre. Sopra la chiave di volta dell’arco si possono leggere le due lettere minuscole b d, le iniziali dell’architetto. Ho fatto delle ricerche, e tra gli architetti attivi alla fine del Quattrocento ho trovato un tale Baccio d’Agnolo, fiorentino. Ovviamente, è impossibile dimostrare che si tratti proprio di lui”.

Lucchesi torna a ribadire che l’iscrizione è un bando per assoldare militi. Però, com’è possibile leggere un bando posto all’altezza di dodici metri? “Ma chi avrebbe dovuto leggerla? – ribatte Lucchesi – Il bando non era posto lì perché fosse letto! Andava messo – sostiene – per giustificare la costruzione della torre e la concessione data dal re di Aragona per mezzo del viceré”.

Le grandi differenze nella lettura dell’iscrizione si spiegano con il fatto che la lapide è gravemente danneggiata, ed è difficile riuscire a ricostruire con precisione l’autentico testo latino. Due diversi testi comportano due traduzioni radicalmente diverse. Questa è la traduzione dell’iscrizione secondo Lucchesi: “Il conte angosciato, gran scudiero di sua maestà, roso dalla sua voglia di giustizia, per rimediare alle sventure ai malanni ed ai rapimenti, assolda ogni uomo pratico d’armi in modo da svilupparsi senza danni le sue terre. Nessun villanzone generi litigi nelle campagne, esorta a muoversi pacatamente – per l’appunto infatti è stato eretto questo castro. 1493. Firmato Sua Maestà il Re”.

Salvatore Cammisuli


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