Pachino, il paradosso della palazzina di via Turati: “da 12 anni lotto per entrare a casa mia”

Davide Barone: “La mia famiglia vittima di una ingiustizia”

Dodici anni di peripezie, in cui si sono visti scorrere davanti 4 sindaci, 2 commissari regionali e, adesso, una commissione straordinaria prefettizia. E un investimento di 800 mila euro, con un mutuo sulle spalle di 2 mila euro al mese. La grottesca storia è quella raccontata dai fratelli Barone, e riguarda una loro proprietà immobiliare in via Turati. Davide e Antonello, due dei 4 fratelli, assieme al padre Sebastiano, sono commercianti e pagano l’affitto del locale commerciale in cui operano. Così, nel 2006, hanno deciso di costruire una palazzina di loro proprietà, per risparmiare sugli affitti. Accendendo un mutuo che stanno ancora pagando, senza potere utilizzare la loro struttura.

La palazzina in questione è quella tra le vie XXV Luglio e Turati, proprio sotto il ponte ristrutturato pochissimi anni fa. “Nel 2006 – ha raccontato Barone -, ho deciso di costruire questa palazzina. Ci siamo accorti che sotto scorreva un canale di raccolta per le acque bianche, ma ho ottenuto la Concessione edilizia dal Comune”. Ed è vero, ma quello che non c’è mai stato è il parere del Genio civile di Siracusa. Infatti, subito dopo la realizzazione della struttura, quando la prima pioggia causò l’allagamento di piazza Pozzo Vecchio per l’accantonamento di materiale, cominciarono le peripezie della famiglia Barone: i lavori furono bloccati e nel 2008 arrivò una ordinanza di demolizione proprio dal Genio civile, perché viene contestata una distanza inferiore a 10 metri dal canale di raccolte delle acque bianche che, quindi, avrebbe ostacolato il deflusso delle acque stesse.

Come sono stati realizzati i lavori, avendo una Concessione edilizia ma senza parere del Genio civile? Pare ci sia di mezzo lo zampino del tecnico di fiducia della famiglia, che all’epoca firmò improvvidamente una autocertificazione. Professionista con cui la famiglia Barone ha avviato una causa legale per inadempienza sotto il profilo professionale in cui è emerso un dettaglio curioso: per il consulente tecnico d’ufficio nominato dal tribunale nello studio idrogeologico e idraulico, commissionato dal Comune di Pachino per le aree edificabili del centro urbano individuate per la zona in esame non è stata riscontrata alcuna criticità. Inoltre, nella cartografia dello sviluppo dei collettori delle acque bianche e dei canali naturali, contenuti nelle tavole dello stato di fatto della città di Pachino, la zona interessata risulta attraversata da un collettore acque bianche e non da un canale naturale per cui sia necessario garantire la fascia di rispetto di 10 metri. Dunque il tecnico uscì senza responsabilità.

Ed ecco il paradosso: il Genio Civile emette una ordinanza di demolizione su presupposti (esistenza di una fascia di inedificabilità assoluta per esistenza di un canale) poi nettamente smentiti dal consulente tecnico del Tribunale di Siracusa (che non riscontra la presenza di canali naturali per i quali sia necessario garantire la fascia di rispetto).

Il Comune – ha dichiarato Barone – da anni ci rassicura che la pratica per regolarizzare la nostra posizione è in via di approvazione, ma ancora oggi non abbiamo niente. Stiamo pagando per tutti, perché ci sono altri casi simili nella zona tutti contemporanei”.

Il legale Massimo Gozzo sta curando gli interesse della famiglia Barone. “E’ un grave caso di incompetenza professionale – ha voluto ribadire l’avvocato Gozzo – e di inefficienza amministrativa, che ha visto un solo cittadino pagare drasticamente per tutti le conseguenze di un presunto abuso“. Dal Comune fanno sapere che la vicenda è al vaglio dei tecnici e che la valutazione va rimandata ad uno studio idraulico dell’area che possa dimostrare l’assenza di pericolo.


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