Nuove tensioni politiche a Pachino dopo l’annuncio dell’ennesimo rimpasto di giunta. A intervenire con toni duri è il Partito Democratico locale, che parla apertamente di un rimpasto “imposto ed eterodiretto”, il secondo in appena un anno e mezzo di amministrazione.
Secondo il PD, l’operazione smentirebbe la narrazione di una maggioranza “coesa e granitica” più volte rivendicata dal sindaco e dalla sua squadra. Un segnale, invece, di una gestione politica definita fragile e priva di una reale autonomia decisionale.
Nel comunicato firmato da Joseph Franzò, i dem sottolineano come il rimpasto non sarebbe frutto di una normale dialettica interna o di una scelta politica autonoma del primo cittadino, ma il risultato di pressioni esterne. Viene evocata, in particolare, l’influenza del “doge di Rosolini” (leggasi Pippo Gennuso) indicato come il vero regista delle decisioni più rilevanti per la città.
«Non si tratta di un semplice rimpasto – afferma il PD – ma di una ridefinizione degli equilibri dettata da interessi esterni, lontani dalla politica e dalla visione amministrativa di cui Pachino avrebbe bisogno». Secondo i dem, gli assessori non verrebbero scelti per competenze o capacità amministrative, ma per soddisfare aree di potere e tutelare interessi specifici.
Nel mirino anche la gestione degli affidamenti e delle scelte amministrative, che il PD definisce “selvagge” e orientate verso ditte privilegiate, con decisioni che – a loro dire – verrebbero annunciate più attraverso interviste che nelle sedi istituzionali.
Il Partito Democratico conclude l’intervento lanciando un avvertimento politico: una parte ampia della cittadinanza osserva con crescente preoccupazione l’operato dell’amministrazione comunale e sarebbe pronta a far sentire la propria voce nelle prossime settimane.
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