Pachino, l’esempio di Adriano e Ylenia, insegnanti nel Milanese: hanno scelto di non tornare a casa “per non mettere a rischio i nostri cari”

Vivono e lavorano in zona rossa, a Robecco sul Naviglio, in provincia di Milano, ad una manciata di chilometri da Codogno e Casalpusterlengo

Ylenia e Adriano

Avevano i biglietti aerei in mano da prima che scoppiasse il panico, ma sono chiusi in casa da due settimane e hanno scelto di non scendere in Sicilia “per non mettere a repentaglio la salute dei nostri cari”. Adriano Ardilio e Ylenia Ferlato sono due giovani insegnanti pachinesi che vivono e lavorano in quella che fino a poche ore fa era considerata la zona rossa, a Robecco sul Naviglio, in provincia di Milano, ad una manciata di chilometri da Codogno e Casalpusterlengo, il focolaio italiano del Coronavirus. Adriano, 34 anni, è insegnante alle scuole medie mentre Ylenia, 30 anni, è docente di Italiano e Storia in una scuola superiore.

Dopo il primo provvedimento di chiusura delle scuole – hanno raccontato Adriano e Ylenia – avremmo potuto prendere l’aereo e raggiungere le nostre famiglie a Pachino, ma ci è sembrato sin da subito un controsenso, con le scuole chiuse per il virus, prendere un areo e viaggiare, trasformando uno stop forzato per una emergenza sanitaria in una vacanza”. Così sono rimasti a Robecco sul Naviglio, che all’inizio era una zona gialla. “Ci siamo rintanati in casa – hanno continuato i due giovani insegnanti – anche se nei primi giorni, oltre a qualche scena di panico, la vita è continuata regolarmente. Da quando la zona è diventata rossa, quindi con maggiori controlli e prescrizioni, sembriamo vivere in una città fantasma: siamo usciti di casa solo una volta in due settimane, per una emergenza sanitaria”. Sarebbero potuti tornare, come hanno fatto centinaia di studenti fuori sede e famiglie intere che lavorano nelle zone a rischio, ma Adriano e Ylenia hanno scelto di rimanere nella loro abitazione e continuano a svolgere il loro mestiere a distanza, con video lezioni e confronto telefonico con colleghi e famiglie degli alunni.

Ci sembrava molto egoistico tornare a casa in Sicilia – hanno confessato – per motivi etici e morali (che sarebbero bastati solo questi) ma anche pratici e logistici. Tornare tra i nostri cari avrebbe trasformato un viaggio di piacere in una tortura psicologica, e per fortuna non lo abbiamo fatto perché la situazione è peggiorata: non ci sembrava corretto mettere a rischio la salute di persone a noi care. Ma oltre a questo c’era l’incertezza legata all’attuazione delle nuove disposizioni”. 

L’isolamento che stanno vivendo Adriano e Ylenia già da due settimane, e che riguarderà tutto il popolo italiano da oggi, non è certo un bel momento, ma è necessario per contribuire a interrompere la diffusione del Coronavirus. Però i due giovani hanno trovato una speranza, una nota positiva anche in questo momento di sconforto nazionale. “Da insegnanti – hanno proseguito – ci sembra incredibile e ci fa molto piacere avere scoperto che i nostri studenti hanno capito quanto è bello andare a scuola e manifestano ogni giorno la volontà di tornare al più preso. Una riflessione positiva che ha fatto seguito ad una situazione spiacevole di costrizione”.


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