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Pachino, l’ex segretario del PD ne ha per tutti: “partito in autoanalisi, sindacato lontano dai deboli, associazionismo non fa rete”

Dilorenzo si è dimesso la scorsa settimana e dopo di lui tutta la segreteria

Ho dovuto lottare contro una sequenza di atti tendenti a destabilizzare un gruppo dirigente, a minare un percorso di costruzione. Questo è un partito in autoanalisi”.
Parola di Vitaliano Dilorenzo, ex segretario del circolo pachinese del Partito democratico. Un anno dopo la propria elezione, ed in vista della campagna elettorale che in autunno darà a Pachino un nuovo sindaco, Dilorenzo ha lasciato la guida dei democratici. Non senza polemiche. “È stata una decisione travagliata – ha spiegato Dilorenzo – complessa così come complessa è la situazione politica odierna”.

Dilorenzo ricostruisce il proprio percorso da segretario, analizzando i motivi che lo hanno portato ad abbandonare la guida del circolo, motivazioni esterne ed interne, parlando anche di una politica cittadina fondata su “scelleratezza, avventatezza, egoismo, protagonismo senza storia e senza sostanza”.

Nelle sue parole c’è l’amarezza di chi ci ha voluto provare, ma è ribalzato contro non solo uno, ma tanti muri di gomma. I primi il sindacato e l’associazionismo, due categorie da cui l’ex segretario aveva avviato un percorso di confronto. “Mi trovo dinanzi alla “grandezza quieta” di un sindacato (la Cgil) – ha dichiarato Dilorenzo – che non ha alcun dialogo con le classi lavorative più deboli della città, che pratica una politica di sussistenza che viene dal patronato, che non possiede le parole per descrivere e analizzare la Pachino odierna e che si trova in sintonia con movimenti di destra. E c’è anche un associazionismo che non fa rete, che recita monologhi e che confonde la politica col partitismo, con la fazione”.

Poi la politica cittadina e uno scioglimento del consiglio comunale considerato da Dilorenzo “la presa d’atto dello Stato della sua assenza nel territorio – ha raccontato l’ex segretario democratico – e di una classe politica che ha devastato una città che il PD ha ritrovato in macerie. Peccato però che la politica cittadina non abbia mai affrontato questo tema con le giuste parole, anzi i movimenti politici avversari hanno utilizzato questo grave provvedimento come strumento di lotta politica, creando ulteriori divisioni e alimentando il disordine sociale”. Tra questi il M5S, con cui i democratici hanno tentato il contatto per la prossima campagna elettorale, che “ha strumentalizzato lo scioglimento e ne è stato protagonista politico come in altri comuni del siracusano – ha detto Vitaliano Dilorenzo -, ha alzato numerosi paletti non su temi politici bensì personali, banalizzando così il dialogo politico e riducendolo ad uno screzio infantile, puerile”. E poi Articolo Uno che rappresenta “la sinistra radicale italiana – ha aggiunto – quella che dall’alto delle barricate pretende di dire come si fa la lotta, ma non si sporca mai le mani nella battaglia”.

Infine il “suo” Pd e la vicenda irrisolta di uno scioglimento che ancora scotta. “Ho sempre creduto nell’onestà di Roberto Bruno – ha continuato Dilorenzo – e ho sempre difeso ogni esponente della passata amministrazione. L’ex sindaco, però, così come l’ex presidente del consiglio, Turi Borgh, non solo hanno affrontato in termini di vanità personale e non di partito la vicenda, come se quella esperienza dovesse essere spiegata solo nei loro termini di rivalsa personale e di pretesa di gratificazione. Non si può fondare su questi termini una linea politica: tutto doveva essere ricondotto alla precedente amministrazione, senza ricercare nella società nuove parole, relazioni e nuovi stimoli. Quando la politica diventa solo rivalsa e protagonismo, allora scade in una lotta per la posizione ed il potere che da me non può essere assolutamente accettata, né tollerata. E questo atteggiamento di protagonismo, e non di leadership, che viaggiava già negli anni dell’amministrazione, limitando di fatto una crescita del gruppo dirigente a cui portare un patrimonio d’esperienza politico-amministrativa, ha toccato il suo apice d’esasperazione proprio in questi mesi”.


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