Pachino, lottizzazione complesso turistico, il Cga respinge il ricorso del Comune

L’iter è stato avviato nel 2007 e parte dell’area ricade in zona 3 del Piano paesaggistico

Contrada Lettiera

Una vicenda che dura da 13 anni e a cui potrebbe essere scritta la parola fine. Il Cga di Palermo ha respinto il ricorso del Comune, difeso dall’avvocato Annamaria Gravina, contro la società “Fratelli Ciccazzo”, difesa dall’avvocato Emanuele Tringali, che, a questo punto, dovrà avere risposte certe sull’iter di autorizzazione del complesso turistico in contrada Lettiera. Il tribunale palermitano ha stabilito l’obbligo di completamento dell’iter relativo alla lottizzazione che, certamente, non costringe l’ente a rispondere affermativamente. A rendere il tutto ancora più complicato (o forse a fare definitiva chiarezza) è intervenuto il Piano paesaggistico regionale, che indica come zona 3 di massima tutela parte dell’area in cui ricade la lottizzazione. In parole povere, divieto assoluto di edificabilità.

A giugno del 2007, esattamente 13 anni fa, la società “Fratelli Ciccazzo” presentò un’istanza allo Sportello unico attività produttive del Comune per la realizzazione di un complesso turistico alberghiero in contrada Lettiera, lungo la provinciale Marzamemi-Portopalo vicino la zona archeologica in cui si trova la grotta di Calafarina. A seguito dell’avviamento del procedimento autorizzatorio la società ottenne la conformità del progetto alle norme ambientali, sanitarie, di sicurezza sul lavoro e l’insufficienza all’interno del Prg delle aree necessarie (a cui seguì anche il parere positivo del servizio Urbanistica dell’assessorato regionale Territorio ed Ambiente), i pareri favorevoli di compatibilità ambientale, il parere favorevole paesaggistico, il parere favorevole della conferenza dei servizi. Essendo l’iter ancora incompleto, la società sollecitò il Comune per ben 2 volte: nel 2010 e nel 2012, e gli uffici nel 2013 risposare chiedendo un nuovo parere di regolarità tecnica.

Successivamente, l’ufficio Tecnico comunale, dopo avere proceduto a “nuovi accertamenti”, su richiesta di alcuni consiglieri comunali, esprimeva parere positivo, per deliberare la variante allo strumento urbanistico. Ma il consiglio comunale non approvò l’atto e la vicenda finì al Tar di Catania e il tribunale di primo grado, ritenendo illegittimo il silenzio dell’amministrazione, condannò il Comune a concludere il procedimento in 60 giorni (entro ottobre 2013).

Ma niente conclusione dell’iter, perché la battaglia legale continuò al Cga fino al pronunciamento dello scorso 28 maggio, che ha nuovamente dato ragione alla società in merito al rispetto dei termini entro cui l’ente avrebbe dovuto concludere l’iter autorizzativo, infatti “il Consiglio comunale – si legge nella sentenza del Cga – non era obbligato a rispondere affermativamente e ad adottare la variante, ma era obbligato a rispondere con un atto espresso, anche se negativo”.

Così il Comune adesso dovrà rispondere alla società e chiudere la pratica in un modo o nell’altro, tenendo conto dei nuovi vincoli del Piano paesaggistico.


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