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Pachino, ordinanza di sgombero del supermercato Crai. Cgil: “a rischio il posto dei lavoratori”

La destinazione commerciale del capannone è risultata illegittima

La battaglia legale del capannone di contrada Pianetti che ospita il supermercato Crai Radenza è ai titoli di coda: la società Ortopachino è soccombente e il Comune ha disposto lo sgombero dei locali e l’acquisizione del bene. A farne le spese, manco a dirlo, sono sempre i lavoratori.

L’allarme a tutela dei posti di lavoro è stato lanciato da Alessandro Vasquez, segretario Generale della Filcams Cgil Siracusa che ha preannunciato la mobilitazione dei lavoratori. “I lavoratori e le lavoratrici – ha spiegato Vasquez – hanno appreso della decisione della commissione straordinaria del Comune di Pachino di procedere al definitivo sgombero dell’area in cui è da anni ubicato il supermercato Crai che stabilmente da lavoro ad oltre 15 dipendenti e che nei periodi estivi contiene anche più di 30 lavoratori. “Una scelta piena di responsabilità che fa capire il solco che si crea in questi territori tra istituzioni e persone che per vivere devono lavorare”.

La battaglia legale
Una vicenda cominciata nel 2012, quando alla società era stata rilasciata una variazione della destinazione d’uso dell’immobile da agricola a commerciale. Autorizzazione poi rinnovata dagli uffici comunali nel 2016, per poi essere annullata dopo pochi mesi poiché considerata illegittima. Ad uscire vincitrice dal ricorso al Tar era stata la società Ortopachino nel 2017, che aveva avviato i lavori di modifica della struttura, adibendola a locale commerciale.

Ad agosto 2019, però, la sentenza del Consiglio di giustizia amministrativa ha ribaltato la decisione del Tar, dando ragione all’ente municipale. La società ha provato, invano, a chiedere un provvedimento di sanatoria per mantenere la variazione della destinazione ad uso commerciale, con l’applicazione di una pena pecuniaria, che non è stato concesso. Così a gennaio 2020 è arrivata l’ordinanza del Comune di ripristino dei luoghi e di esecuzione della sentenza.

Vicenda conclusa? Manco per sogno. La società Ortopachino, infatti, ha fatto ricorso nuovamente al Tar poiché secondo la tesi dei legali della Ortopachino il Comune avrebbe emanato il provvedimento senza aver preventivamente valutato la possibilità di sanare le opere mediante il pagamento della sola sanzione pecuniaria. Così l’ordinanza comunale è stata sospesa a marzo del 2020. Ma il Consiglio di giustizia amministrativa ha successivamente respinto l’istanza cautelare presentata dalla società Ortopachino, così è scattata una ulteriore ordinanza del Comune (a luglio del 2020) di demolizione delle opere abusive e ripristino dei luoghi. Dai rapporti della polizia municipale l’ordinanza non è stata attuata, così ne è scattata una successiva, dello scorso giugno, che prevede l’accertamento dell’inottemperanza dell’ingiunzione di demolizione e l’acquisizione del bene e dell’area.

La protesta dei sindacati
Da oggi – ha continuato Vasquaez – abbiamo cominciato a mobilitarci ed abbiamo subito richiesto un incontro urgente che speriamo venga svolto il prima possibile , ma non escludiamo azioni di lotta e di dimostrazione sotto il palazzo cittadino. Non si può con un colpo di spugna decretare il destino occupazionale di lavoratori e lavoratrici, facendo finta che in quell’area non esistano delle persone che vi lavorano.”


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