Pachino, per il procuratore della Dda di Catania, Zuccaro, i clan mafiosi preparavano un attentato a Borrometi

La Commissione antimafia dell’Ars sta conducendo una indagine dopo una denuncia di un gruppo di deputati regionali

I clan mafiosi pechinesi preparavano un attentato al giornalista Borrometi. Questo quanto emerge dalla relazione del procuratore della Direzione distrettuale antimafia di Catania, Carmelo Zuccaro, trasmessa alla Commissione regionale antimafia dell’Ars in merito alla vicenda che vede coinvolto Paolo Borrometi, giornalista che vive sotto scorta.

La relazione – con allegati gli atti, non più coperti da segreto investigativo, dei magistrati della Dda “che hanno trattato i più rilevanti tra i procedimenti in cui il giornalista Paolo Borrometi è parte offesa o in cui comunque gli imputati manifestavano forte risentimento e progetti di attentato nei suoi confronti” rientra nell’ambito di una indagine che sta conducendo la commissione dell’Assemblea regionale siciliana, presieduta da Claudio Fava, che nasce da una denuncia di un gruppo di deputati regionali i quali hanno chiesto un approfondimento sull’assegnazione della scorta a Borrometi.

La vicenda ruota attorno ai 4 arresti a Pachino da parte della polizia, avvenuti nell’aprile del 2018 in relazione all’intimidazione ai danni di una curatrice fallimentare ma, nel corso delle indagini, gli inquirenti, attraverso le intercettazioni, scoprirono del piano per far fuori Borrometi. Secondo gli inquirenti, sarebbe stato Salvatore Giuliano, indicato dalla Dda come il boss di Pachino, a dare delle indicazioni.

Stando a quanto riportato nella relazione a firma del procuratore Zuccaro “gli esponenti di rilievo di pericolose consorterie mafiose operanti nel Siracusano, hanno posto in essere in tempi diversi comportamenti ostili nei confronti del giornalista. Per quanto concerne il presunto fallito attentato con autobomba che sarebbe stato commissionato da mafiosi di Pachino, va evidenziato che l’ipotesi dell’autobomba costituisce un’interpretazione del giornalista, tutt’altro che campata in aria ma comunque non suffragata da altri riscontri”. La minaccia dell’attentato emerge da una intercettazione ambientale tra gli esponenti del clan che “riporta testualmente alcuni brani – continua la relazione – che in ogni caso sono certamente inquietanti perché sintomatici dei sentimenti nutriti da pericolosi esponenti mafiosi nei confronti di un giornalista impegnato nella denuncia dei fenomeni criminali che interessano il nostro territorio”.


© Riproduzione riservata - Termini e Condizioni
Stampa Articolo