Pachino, pubblicata la trilogia di Nello Lupo: “Incontro con la storia. Dal Mesolitico al ventunesimo secolo”

Il volume è stato presentato dall’autore e dal poeta Corrado Dipietro

Nello Lupo e Corrado Dipietro

Il pachinese un soggetto irriducibilmente votato all’ignoranza, al conservatorismo e all’individualismo, e per ciò stesso nemico della socialità. E del bene comune” Può sembrare una considerazione schietta, affrettata e qualunquista, ma è il risultato di uno studio scientifico e storico che ha partorito la trilogia di testi “Pachino, incontro con la storia. Dal Mesolitico al ventunesimo secolo”. Il tomo, composto da tre libri, è stato presentato domenica scorsa nella sala “ddammusi” di via Libertà de “I curtiggiari” dall’autore, Nello Lupo, psicoterapeuta e neuropsicologo e dal poeta Corrado Dipietro. “Un atto d’amore per il nostro paese e per la nostra gente – lo ha definito lo stesso Nello Lupo – nel 260 esimo anniversario della Fondazione”.

L’autore ha spiegato che tutti coloro che nel passato si sono cimentati nel tentativo di ricostruire le vicende politiche, sociali ed economiche nei diversi periodi storici “ci hanno dato una lettura parziale – ha dichiarato Nello Lupo – quasi unilaterale, della nascita, dei primi vagiti, della fanciullezza e dell’adolescenza di Pachino. Nessuna delle opere più recenti, a mio parere, è riuscita ancora a sciogliere i nodi intrigati della sua storia. Problemi che ancora oggi pesano nelle vicende locali, soprattutto nella dimensione politica, economica e civile”.

L’approccio utilizzato è quello cognitivo-evoluzionistico, con cui viene ricostruito lo stereotipo del cittadino pachinese come “soggetto con scarso senso civico, con un’indole tutta particolare – spiega Lupo – i cui tratti essenziali sarebbero il conservatorismo, l’individualismo, la chiusura al nuovo, la mancanza di apertura al sociale, la sottovalutazione del bene comune, l’ignoranza, l’anti-socialità e via dicendo”. Un imprinting del pachinese che sarebbe responsabile del  ritardo dell’ammodernamento del sistema economico-sociale locale.

La ricerca copre l’arco di tempo che va dalla comparsa dei primi insediamenti umani nel Mesolitico e fino al presente storico, passando per la protostoria e l’età greco-romana e medioevale, per la sua Fondazione nel 1760, il fascismo e le due grandi guerre, il “ritorno alla democrazia”. È divisa in quattro periodi storici: il primo narra della comparsa degli insediamenti umani nei siti di Corruggi, Vulpiglia, Calafarina, Cugni, Sichilli e Cittadella. Il secondo periodo, a partire dal background, lo sfondo politico-istituzionale ed economico-sociale della Sicilia pre-unitaria, ricostruisce la vita sociale, economica e politica, sotto la dinastia degli Starrabba, dalla Fondazione nel quinquennio 1756-1760 e fino all’Unità d’Italia. Il terzo sviluppa la conoscenza degli assetti economico-produttivi, politici ed istituzionali nel primo quarantennio dell’Unità, sotto il “regno” di Antonio Di Rudinì politico ed agricoltore nella comunità locale. Il quarto periodo narra della crisi del sistema pseudoliberale, dell’avvento e del consolidamento del regime fascista nella sua versione paternalistica locale e di tutto il ‘900 sino ai giorni nostri.

L’ipotesi che ha guidato questo lavoro – ha sottolineato Nello Lupo – è che nel territorio del Colle Scibini e, più in generale nell’agro siracusano, la particolare struttura del latifondo e il complesso rapporto stato-cittadino, o in altri termini, il rapporto tra amministratori e amministrati, si sia attualizzato nelle forme disregolate che hanno fatto del pachinese un suddito, ricorrentemente espropriato delle umane aspirazioni alla crescita economica e sociale, sempre esposto alle più brutali angherie, piuttosto che un cittadino dotato della libertà dell’operare in base a diritti e doveri riconoscibili, riconosciuti e condivisi”. Un pachinese che ha perso quell’attaccamento sociale e quella riconoscibilità legalitaria dello stato “sicché – continua Lupo – il bene comune, come valore fondamentale e fondante della società, è rimasto sempre all’orizzonte, né mai è diventato patrimonio collettivo di questa società”.


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