Pachino, dopo un secolo chiude la ferramenta di piazza Vittorio Emanuele: se ne va un pezzo di storia della città

Dopo l’incendio del 1920, è rimasta intatta la disposizione e la scaffalatura

Ci sono luoghi che raccontano la storia di una città, ci sono luoghi che, assieme alle chiese, esistono da secoli e sono diventati punti di riferimento per una intera comunità. Uno di quei luoghi, la ferramenta Caccamo di piazza Vittorio Emanuele, dopo più di 100 anni chiuderà i battenti tra pochi giorni. Gli scaffali e i banconi in legno e la loro disposizione: è tutto uguale dai primi decenni del ‘900, perché in quell’angolo di piazza il tempo si è fermato agli inizi del secolo scorso. Ma da gennaio del nuovo anno, i tre portoni di piazza Vittorio Emanuele rimarranno sprangati. La storica ferramenta andrà in pensione, per beghe familiari legate a mancati accordi sulla spartizione dell’immobile. E sarà una chiusura amara e malinconia, raccontata a “denti stretti” da Totò Caccamo, 52 anni, commerciante, nato, cresciuto e diventato titolare della ditta che per 100 anni è stata gestita dalla sua  famiglia. “E’ stata la mia culla – ha raccontato Totò Caccamo che non è incline a facili emozioni – o almeno non lo dimostra – ma quando si parla della ferramenta, i suoi occhi non riescono a mentire – e poi la mia casa e il luogo di lavoro. La maggior parte della mia vita l’ho trascorsa fra queste quattro mura. A malincuore sono costretto a chiudere”.

Totò Caccamo e il padre Sebastiano

In principio fu un emporio 

In quell’angolo di piazza Vittorio Emanuele, la prima attività nacque agli inizi del ‘900: un emporio fondato da Domenico Arangio, in cui venivano venduti generi alimentari e altre tipologie di merci. Una bottega in cui in passato si trovava un po’ tutto, dalla farina agli attrezzi da lavoro. Poco prima degli anni ’20 dello scorso secolo, un incendio distrusse l’interno del vecchio emporio, salvando la struttura esterna. Così, dopo poco, venne ricostruito e lo stile e la disposizione sono ancora quelli di 100 anni fa. Proprio negli anni ’20, dopo la ricostruzione, l’attività venne venduta a Sebastiano Borgh, trisavolo di Totò. “Era uno zio di mio padre – ha continuato Caccamo – che rilevò l’attività mantenendone intatta sia la struttura che la tipologia commerciale”. Nel 1968 avvenne il passaggio da Borgh alla società formata dai cognati Corrado Cammisuli e Giovanni “Sebastiano” Caccamo (padre di Totò). Decisero di specializzarsi nel settore della ferramenta, dei casalinghi e delle munizioni da caccia. Così, pian piano, la “Cammisuli & Caccamo” cominciò a prender piede e diventare uno dei punti di riferimento per attrezzature e oggettistica da lavoro, soprattutto nel settore agricolo. Ma non solo, quell’angolo di piazza Vittorio Emanuele, l’unico ad essere presente e cristallizzato allo stesso modo nella memoria collettiva (assieme alla Chiesa Madre), è stato centro nevralgico della vita che pulsa nel cuore  di una piccola cittadina del sud. Tanti gli aneddoti e gli episodi che hanno visto come teatro quel marciapiede e quei tre portoni, che sono stati scenografia del film “Rosso Malpelo” del regista Pasquale Scimeca nel 2007. 

Nel nuovo millennio 

Totò nel 2000 è subentrato al padre nella società, e nel 2013 ha comprato la quota dello zio rimanendo da solo alla guida della ditta. Aveva scelto di lasciare intatta la ferramenta, perché “ogni cosa qua dentro – ha spiegato Totò – ha raccontato un pezzo di storia della nostra attività ma anche della comunità”. Ma la vita di una delle botteghe più antiche di Pachino è al capolinea: è già stata avviata la dismissione dell’immobile e tra pochi giorni verrà chiusa. “Con molta amarezza – ha detto Caccamo – ho dovuto porre fine ad una attività centenaria”. Ma la storia del vecchio emporio continuerà ad essere raccontata, perché Totò ha deciso di destinare una delle tre parti dell’immobile (quella che ha ereditato ad angolo con via Giardina) ad un’altra e moderna attività legata al mondo del lavoro ma “riutilizzando – ha spiegato – quanto più possibile gli scaffali e i banconi del vecchio emporio e poi ferramenta. Non sarà la stessa cosa, ma quando verrò assalito dalla nostalgia, mi basterà guardarmi attorno”. 


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