Pachino, Io, uno degli “angeli del fango” di Firenze nell’alluvione del ’66

Sebastiano Nastasi, maresciallo dei carabinieri in pensione, ha raccontato la sua esperienza quando era ancora alla scuola allievi sottufficiali dell’Arma in Toscana

Ci siamo trovati nel bezzo mezzo di una tragedia, ma ha prevalso il nostro senso del dovere: così abbiamo aiutato centinaia di persone”. Sebastiano Nastasi, 73 anni di Pachino, maresciallo dei carabinieri in pensione, è uno degli “angeli del fango” che nel 1966 si ritrovarono a Firenze a spalare fango, salvare vite e tutelare il patrimonio culturale.

E’ stato un caso – ha raccontato l’ex sotto ufficiale dell’Arma – o forse il destino mi ha portato in Toscana: ero già carabinieri e avevo  superato il concorso esterno per sottoufficiali. Quando è accaduto il fatto ero arrivato da pochissimi mesi per frequentare il corso, ed ero ancora un allievo”. 

Quella del maresciallo Nastasi non è voglia di autocelebrazione, ma solo testimonianza di solidarietà e vicinanza alla collettività da parte di un gruppo di giovani allievi, spinti dall’alto senso del dovere. 

L’ex sottufficiale dell’Arma si è arruolato nel 1964 come carabiniere, ha girato tutta l’Italia: Roma, Napoli, Moncalieri, Firenze, Benevento, Catanzaro, è stato paracadutista nei Tuscania a Livorno e poi comandante di stazione a Modica, Francofonte.

Nastasi alla scuola allievi a Firenze

E faceva parte di quei 700 allievi del 59º corso Sottufficiali dei Carabinieri di piazzale Stazione, i quali hanno dato prova di grande altruismo e spirito di sacrificio, in prima linea nelle operazioni di soccorso in occasione dell’alluvione del 4 novembre 1966 a Firenze, durante l’esondazione del fiume Arno. 

Lo ricordo come se fosse ieri – ha continuato Sebastiano Nastasi – ero appena rientrato da una licenza di due giorni, e quando il treno si è fermato alla stazione, proprio di fronte alla scuola allievi, ho capito l’entità del disastro che era in corso da poche ore”. Firenze era stata colpita da una grave alluvione, causata dallo straripamento dell’Arno in seguito a una lunga serie di piogge nei giorni precedenti. Molti quartieri della città erano rimasti allagati, con l’acqua che superava in alcune zone i cinque metri. L’alluvione oltre a Firenze aveva interessato buona parte della Toscana, e causato in tutto 35 morti. “Il fiume di fango – ha proseguito Nastasi – aveva travolto anche la mia scuola: strutture allagate, portoni divelti e iniziavano ad allagarsi pericolosamente anche la chiesa di Santa Maria Novella, palazzo Pitti, palazzo della Signoria.

Non avevamo nemmeno dove mangiare, ma per 40 giorni con senso di abnegazione e di altruismo siamo rimasti al fianco dei cittadini bisognosi per tutta la giornata, ma anche a tutela del patrimonio culturale. Facevamo servizi di controllo, anti sciacallaggio e spalavamo anche il fango da dentro le abitazioni e le strutture travolte dalla furia dell’acqua. E quando tornavamo di notte a scuola, studiavamo”. 

Per 50 anni la storia è rimasta nel dimenticatoio, ma qualcuno ha voluto dare dignità alla grande opera umanitaria per cui a questi ragazzi del ’66 era stato insignito l’appellativo di “Angeli del fango”, con tanto di attestato e medaglia di benemerenza. E lo scorso marzo (dopo 53 anni) è stata apposta sulla facciata della scuola di Piazza Stazione una targa ricordo dedicata agli allievi del 59° corso sottufficiali dei carabinieri “Angeli del fango”, affinché rimanga traccia per i posteri di quanto i carabinieri fecero in quel funesto novembre del 1966. E della storia esistono anche un documentario “Carabinieri angeli del fango” e un libro, fatti recapitare direttamente a Papa Francesco, dopo una pubblica udienza dal Pontefice lo scorso ottobre in Vaticano, a cui ha partecipato una delegazione di quei 700, tra cui Sebastiano Nastasi. 


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