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Portopalo, le vasche greco-romane di lavorazione del pesce trasformate in solarium

Nello Lupo: “Zona archeologica abbandonata al proprio destino”

Le vasche trasformate in solarium

Gli ombrelloni piazzati nelle vasche del V secolo avanti Cristo. Per ripararsi dal sole cocente di agosto, e sentirsi parte integrante della storia millenaria dei luoghi. A denunciare la grottesca vicenda è stato Nello Lupo, psicoterapeuta, neuropsicologo e storico.

I resti del più grande polo di lavorazione del pesce del territorio siracusano – ha dichiarato Lupo , che per ben otto secoli, dal V aC e fino al III dC, è stato il fiore all’occhiello dell’economia, vilipesi dall’ignoranza di qualche turista, giacciono inermi, abbandonati  al loro destino di “morte”, a causa dell’incuria di enti pubblici che si dimostrano inadeguati a operare fattivamente per la salvaguardia di “piccoli” beni archeologici, che sono la testimonianza della vitalità economico-produttiva, sociale e civile del promontorio Pachino”. 

Il luogo “profanato” è stato ciò che resta della più grande delle vasche circolari dell’antica tonnara greco-romana.

Il sito archeologico in questione è al centro di una campagna di scavi nell’ambito del progetto “Archeo fish”, nato da una convezione tra l’Ibam, l’Istituto per i beni archeologici e monumentali del Cnr di Catania, la Soprintendenza di Siracusa e l’università spagnola di Cadice, in Andalusia. L’obiettivo è ricostruire cosa è accaduto all’interno dei 5 ettari e delle 50 vasche di produzione, quanto è durata l’attività e se ci sono state delle evoluzioni nelle tecniche di produzione dei trasformati, soprattutto, del Garum, la famosa salsa salata di pesce.

L’inizio degli scavi – ha continuato Lupo – per riportare alla luce i resti delle vasche circolari e quadrate, alcune ancora ben conservate, perché piene di terriccio e meno esposte al vandalismo ignorante, ci aveva confortati di veder, finalmente, attuata un’iniziativa di salvaguardia del nostro ricco patrimonio archeologico, ma ci siamo sbagliati. Ancora una volta un territorio ricco di nove millenni di storia, viene sacrificato nelle sue legittime aspettative di valorizzazione sull’altare di interessi geopolitici che mirano, da sempre, a sminuirne il valore e a impedirne la piena valorizzazione culturale, economica e politica”.

   


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