Portopalo, sorpreso con 350 kg di “cetrioli di mare”: denunciato per pesca abusiva

Si tratta di una specie di echinodermi che svolge per l’ecosistema marino una complessa azione di depurazione batterica e la cui rimozione crea una compromissione irreversibile dell’ecosistema. Per tale motivo, il pescatore è stato oggetto di denuncia penale per inquinamento ambientale

Il 10 aprile personale militare in forza alla Guardia Costiera di Portopalo di Capo Passero, durante attività di Polizia Marittima sul litorale di giurisdizione, ha intercettato a Levante del Porto di Portopalo, un pescatore subacqueo intento alla raccolta di organismi marini.

Dopo un appostamento di 15 minuti circa, i militari hanno deciso di intervenire e di bloccare l’attività in essere, insospettiti ulteriormente dall’atteggiamento del pescatore subacqueo che poneva all’interno di contenitori di plastica il materiale precedentemente pescato.

Alla vista dei militari, il subacqueo cercava di darsi alla fuga reimmergendosi in acqua e iniziando ad allontanarsi, ma i militari sono riusciti a convincerlo ad avvicinarsi alla riva. Nel corso dell’avvicinamento a riva, il pescatore ha svuotato il contenuto di due sacchi che teneva assicurati a una cima.

All’atto del controllo venivano inoltre rinvenuti ulteriori quattro sacchi attaccati alla cima galleggiante, ricolmi di esemplari di oloturie (conosciuti come cetriolo di mare) per un quantitativo di circa 350 kg.

Trattandosi di una specie di cui è vietata la pesca, la detenzione, il trasbordo e lo sbarco ai sensi della normativa vigente, nei confronti del pescatore abusivo è stata redatta una denuncia per pesca abusiva.

Si tratta di una specie di echinodermi che svolge per l’ecosistema marino una complessa azione di depurazione batterica e la cui rimozione crea una compromissione irreversibile dell’ecosistema. Per tale motivo, il pescatore abusivo è stato oggetto di denuncia penale per il delitto di cui all’art. 452-bis del codice penale: inquinamento ambientale. Gli esemplari di oloturie, rinvenuti ancora vivi, su disposizione del Pubblico Ministero di turno sono stati rigettati in mare.


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