Cronaca

Mini regionali di Pachino e Rosolini del 2014: corruzione elettorale. Tra gli indagati anche i Gennuso e Pennavaria

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Mini regionali di Pachino e Rosolini del 2014: la storia infinita… il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Palermo, Roberto Riggio, ha ordinato nuove indagini e l’iscrizione di Raffaele De Lipsis nel registro degli indagati per corruzione elettorale e rivelazione di segreto d’ufficio. De Lipsis, infatti, presiedeva il collegio del Cga che nel 2014 accolse il ricorso dell’onorevole Giuseppe Gennuso invalidando il voto in alcune sezioni elettorali di Rosolini e Pachino, dove sono sparite alcune schede. Si tornò alle urne e al posto di Pippo Gianni subentrò Pippo Gennuso.

Indagati. In questa vicenda sotto inchiesta così restano il deputato Gennuso e i figli Luigi e Riccardo, l’ex presidente della Regione Siciliana Raffaele Lombardo, Enzo Medica, Walter Pennavaria, gli avvocati Giuseppe Calafiore e Piero Amara, Gianluca Ortenzi e il deputato Saverio Romano: il gip ha ordinato al Pm Piero Padova (che aveva chiesto l’archiviazione per tutti) di espletare le indagini entro il 30 novembre.

Archiviati. Arriva l’archiviazione, invece, per Maria Grazia Caruso (difesa dall’avvocato Ezechia Paolo Reale, “evidente l’estraneità alla vicenda”), per gli avvocati Girolamo Rubino e Claudio Vinci (sono difesi dagli avvocati Roberto Tricoli e Giovanni Di Benedetto e nel primo caso è emerso un impegno esclusivamente professionale, ritenuti del tutto estranei alla vicenda è emersa la piena correttezza), il senatore Giovanni Mauro e il deputato regionale Roberto Di Mauro (nessun ruolo può esser loro attribuito).

Le carte del Gip. Dall’informativa emergono diverse condotte e situazioni dalle quali si evince un’attività del deputato regionale Pippo Gennuso, che secondo quanto si legge nell’ordinanza del gip, era diretta a influenzare l’esito del giudizio al Cga. Molti gli elementi d’indagine segnalati dal giudice Riggio, tra cui i continui rapporti tra Gennuso e gli avvocati Piero Amara e Giuseppe Calafiore. Che ufficialmente non hanno alcun incarico ma che si occupano attivamente della vicenda in prossimità delle udienza, le rimostranze di Gennuso nei confronti dei due legali per il ritardo nel deposito della sentenza (il parlamentare minaccia di chiedere “la risoluzione immediata del contratto” e di non essere più interessato al progetto mentre Calafiore giustificava il ritardo in ragione della necessità di riparare a un errore dei legali dello stesso Gennuso nell’indicare numerose sezioni, tanto che sarebbe dovuto intervenire Amara). Il 4 febbraio del 2014 – con la sentenza ancora non pubblicata – Gennuso alle 12,33 riferisce a Medica che Amara gli aveva mandato un messaggio per dirgli che era tutto a posto e poco dopo riceveva la telefonata dell’onorevole Francesco Saverio Romano che gli comunicava di aver saputo proprio da Amara l’esito positivo. A ciò si aggiungono i contatti della stessa sera in cui il figlio Riccardo Gennuso incontrava Amara al ristorante Tullio di Roma.

In ballo 200 mila euro. Dagli atti ufficiali emerge ancora che il 16 ottobre del 2013 Vincenzo Vinciullo riferiva a Patrizia Calvo di aver appreso da una persona molto vicina a Gennuso che lo stesso aveva versato la somma di 200 mila euro ai giudici (“gli hanno fottuto i soldi!… i giudici… mi ha detto che questo scherzetto gli è costato 200 mila euro”). Il 12 settembre 2013 Gennuso chiedeva a Grazia Maria Caruso di Avola, anch’essa candidata alle Regionali, di intervenire con quello che il gip ritiene verosimilmente un giudice del Cga (“col nostro amico di Noto”). Tra gli elementi di indagine spunta anche il tenore dei colloqui tra Amara, Calafiore e Gennuso, che nasconde ai propri legali questo canale. Insomma, sembra proprio che il parlamentare regionale avesse avvocati ufficiali e altri legali “ufficiosi” che seguivano la vicenda.

Avvocati ufficiali e ufficiosi. Sul punto, infatti, emerge che il 22 maggio del 2013 Gennuso mentre parla con il suo avvocato Girolamo Rubino passa il telefono a Calafiore che non rivela la propria identità nonostante gli fosse richiesto dicendo semplicemente di aver parlato con “l’amico di Pippo”. E ancora, si annota la conversazione in cui il deputato regionale Pippo Sorbello rappresenta a Gennuso la capacità di Amara di influire sulle decisioni del Cga e in particolare del presidente (“loro sono ammanigghiati – si legge nelle intercettazioni – vedi là, al Cga, per cui vedi lì di attrezzarti perché Amara, Toscano, hai visto con Sai8 il Cga che ha detto? Al Cga loro sono ammanigghiati, devi vedere qual è il collegio, se il collegio è questo lì dove hanno in presidente”). Questione che entra in un altro filone di indagine, quello che è seguito dalla Procura di Roma riguardo la presunta compravendita di sentenze al Consiglio di Stato. Inchiesta pubblicata da L’Espresso, riportata e approfondita a livello locale dal nostro quotidiano che ha suscitato le perplessità del sindaco di Siracusa Giancarlo Garozzo proprio sull’ex gestore del servizio idrico.

Le conclusioni dell’ordinanza e il ruolo del presidente del Cga. Il gip, alla luce di questi elementi, ha ritenuto necessario ordinare al Pm ulteriori indagini a partire dall’acquisizione di tutti gli atti dei vari giudizi relativi alla vicenda in oggetto celebrati davanti al Cga, la verifica delle modalità di deposito e pubblicazione della sentenza sulle mini regionali, l’accertamento al Cga dei criteri di formazione dei collegi e in particolare se fosse prevista una rotazione, nonché le ragioni dei cambi di collegi e il numero di sentenza in cui è stato relatore ed estensore il presidente De Lipsis. Il Gip inoltre ha ordinato di svolgere accertamenti sul restringimento delle operazioni di rinnovo delle elezioni limitate solo ad alcune sezioni dei Comuni di Pachino e Rosolini rispetto a quelle originariamente richieste relative ad altri Comuni, di accertare attraverso l’acquisizione dei tabulati telefonici se vi siano contatto con magistrati del Cga che hanno partecipato al giudizio e di svolgere accertamenti di carattere patrimoniale e bancario. Insomma, la questione è tutt’altro che conclusa. Anzi.

Pippo Gianni. Persona offesa in questo procedimento, l’ex parlamentare per adesso si limita a commentare: “questo è uno dei reati più gravi per la nostra Costituzione, se fosse vero ciò che leggiamo sul Cga potremmo asserire che si tratta di una privazione dell’esercizio della libertà dei cittadini nel”espressione del voto”. Appuntamento a novembre.