A seguito di un articolo di stampa della settimana scorsa del Consorzio di tutela Igp di Pachino (Leggi Qui) il professor Biagio Fallico e il presidente del Consiglio comunale Salvatore Borgh intervengono per chiarire le loro posizioni partendo dal presupposto che i dati commentati dal primo sono stati forniti dal politico a seguito di una semplice indagine statistica, rilevabile dai report del 6° censimento dell’agricoltura dell’Istat.
“Magari il tutto non si potrà intendere come pura ricerca scientifica, ma di sicuro si tratta di dati attendibili – commenta Borgh – Ritengo queste immotivate, isteriche, gelosie frutto di una visione parziale della tematica agricoltura che, invece, necessita di un coinvolgimento a tutto tondo di tutti i protagonisti della vita sociale, culturale, agricola e politica. Non vi è dubbio che l’agricoltura, certamente quella pachinese, vive un periodo difficile e occuparsene non deve essere considerata un’ingerenza, ma il reale interesse di chi rappresenta una comunità e, pertanto, ce ne siamo occupati e ce ne occuperemo ancora e di più. L’agricoltura, come pilastro portante dell’economia locale, deve essere all’ordine del giorno di tutte le agende politiche e amministrative, all’interno di un progetto di sviluppo che possa coniugare l’agricoltura di qualità e di eccellenza, con la tutela del paesaggio e dei beni culturali e con un turismo sostenibile ed economicamente conveniente. Quanto avvenuto, comunque, può rappresentare l’avvio di un dibattito sul tema che deve essere il più ampio e condiviso possibile, evitando sterili contrapposizioni, per trasformarsi in una strategia positiva e concreta di miglioramento”.
E di seguito la lettera che il professor Fallico ha inviato al presidente Borgh, premettendo di non essere docente di Filosofia e di aver incontrato lo stesso presidente del Consiglio comunale per parlare di certificazioni nel settore agro-alimentare: argomento di cui si occupo attivamente: “Durante l’incontro non ho mai messo in discussione il lavoro sin qui fatto. Anzi, l’esatto opposto – scrive – È essenziale valorizzare le cose buone fatte e migliorare quelle meno positive. Semmai sono stato molto più critico con i produttori, che hanno trascurato la certificazione Igp, che con quelli che l’hanno portata avanti con molto spirito di sacrificio. Su quali dati si basano le mie dichiarazioni… se necessario, potremo in seguito utilizzare dati considerati più “scientifici”, al momento si basano sulle affermazioni fatte, attraverso la sua figura, dalla vostra comunità: il prodotto certificato non rappresenta più del 10-12% del totale. Ciò corrisponde a verità o no? Se sì, può la decima parte rappresentare il tutto?
Non credo di essere il primo a fare notare quello che potrebbe essere un punto debole (comune alla maggior parte delle Denominazioni Protette). Se non ricordo male, qualche anno fa il Ministro dell’Agricoltura Pro Tempore, non so se della sua parte politica o avversa (presidente, confesso di non conoscere la sua appartenenza politica), evidenziò pubblicamente, lì a Pachino, questo limite. Mi chiedo se nel frattempo la situazione sia migliorata? Non metto neanche in discussione i risultati commerciali ottenuti dal pomodoro pachino Igp, ma questi di solito dipendono da imprenditori capaci che, con grandi rischi e sacrifici, riescono a fare il loro lavoro. Per la mia esperienza, viste anche le esigue risorse a disposizione, difficilmente questi risultati possono ascriversi ai consorzi di tutela, a meno che essi non rappresentino una quota significativa degli aventi diritto. Di norma, ciò che deve essere assolutamente evitato è che chi ha il compito della promozione e tutela possa essere confuso e identificato con chi ha responsabilità commerciali e viceversa.
Vorrei chiudere questa lettera confermandovi la mia disponibilità a collaborare, ma a due condizioni: se un problema Pachino esiste (chiaritelo all’interno della vostra comunità), in caso negativo sono doverose le mie scuse a chi si é sentito, malgrado non ne avessi intenzione, offeso; che io non sia visto come “pro” o “contro” qualcuno, ma solo ed esclusivamente “Pro Pachino”. Non posso fare a meno di ringraziarvi perché con la vostra iniziativa, per primi, avete reso possibile aprire un dibattito, spero costruttivo, sulle certificazioni regolamentate nel comparto agro-alimentare”.
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