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Pachino, “Cuticci e culuri”: le opere dei ragazzi disabili in mostra fino al 17 novembre

Dal 12 al 17 novembre, nella sede di CambiaMenti, a Pachino, l’evento “Cuticci e culuri”, un’esposizione di sculture e dipinti realizzati dai ragazzi diversamente abili della Fondazione S. Angela Merici di Siracusa.

Vuole essere un primo momento di riflessione sul mondo della disabilità e su come esso possa essere fonte di ispirazione e di emulazione. Ieri si è tenuta una conferenza stampa sull’evento, alla quale hanno partecipato la Fondazione S.Angela Merici rappresentata dal suo presidente, Accolla e dai maestri d’arte Maria Pia Burgio e Orazio Iacono, il Rotary Club di Pachino con la presidente Assunta Rizza, il vicario foraneo di Pachino l’arciprete reverendo Gaetano Asta e la Fondazione Agape con il presidente Giuseppe Vassalli.

La conferenza è stata moderata dalla portavoce di CambiaMenti Barbara Milazzo. I temi dibattuti erano incentrati sul mondo che circonda il diversamente abile e sulla realtà che egli vive. “Ogni persona ha una sua specificità che lo rende diverso dall’altro – ha esordito Accolla – essi hanno un dono che mettono a disposizione del mondo”.

Le opere realizzate da questi giovani artisti sono diverse e uniche e, rappresentano il proprio modo di rapportarsi con se stessi e con gli altri altrettanto peculiare” così padre Asta definisce le creazione esposte. Anche le famiglie del diversamente abile, definiti con un termine anglosassone siblings, meritano attenzione e supporto.

Vivere con la responsabilità di facilitare l’integrazione del proprio congiunto in un contesto sociale spesso distratto e comunque poco attento alle sue esigenze, è un‘incombenza non semplice di cui farsi carico ogni giorno”, così riassume la presidente del Rotary Assunta Rizza consegnando a CambiaMenti “La Carta delle Buone Prassi”, all’interno della quale sono elencati i comportamenti virtuosi da adottare con il diversamente abile e i suoi cari.

Infine è stato affrontato il tema del“Dopo di Noi”, ovvero quando i genitori non saranno più in vita e quand’anche lo fossero, non sono più in grado di assicurare adeguata assistenza al proprio figlio diversamente abile. “Per vincere quelle barriere all’integrazione e al supporto che ancora oggi permangono, è necessario chiamare a raccolta tutte le componenti attive della società civile. Solo così si può dare una risposta concreta alle esigenze della persona diversamente abile e della sua famiglia”, spiega Vassalli.


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