Tre condanne per la vicenda del parcheggio a pagamento del lido Scialai, a Portopalo di Capo Passero. Il Tribunale di Siracusa si è pronunciato ieri, 29 ottobre, sul procedimento relativo all’utilizzo di alcuni terreni agricoli, sottoposti a vincoli paesaggistici e ambientali, come area di sosta riservata ai clienti dello stabilimento balneare. Il giudice monocratico Carmelo Livolsi ha condannato il rappresentante legale della società titolare del lido, il responsabile dell’area parcheggio e l’ingegnere progettista della stessa società alla pena di sei mesi di arresto e 18mila euro di ammenda, con sospensione condizionale della pena.
La vicenda risale al 2022. Secondo la ricostruzione dell’accusa, gli imputati, in qualità di affittuari o comunque gestori dei terreni, avevano destinato a parcheggio a pagamento alcuni lotti situati nel territorio di Portopalo, modificandone l’utilizzo da verde agricolo a commerciale senza i necessari titoli edilizi. L’area ricade infatti in una zona sottoposta a vincolo paesaggistico, con livello di tutela 3, e all’interno del sito SIC-ZPS “Pantani della Sicilia Sud Orientale”, appartenente alla rete europea Natura 2000.
Le contestazioni riguardavano, in particolare, il cambio di destinazione d’uso in assenza di titolo edilizio e la mancanza della prescritta autorizzazione paesaggistica della Soprintendenza di Siracusa. Gli accertamenti risalgono al 16 luglio 2022, mentre il 28 settembre dello stesso anno era stato eseguito il sequestro preventivo dell’area. Il Tribunale ha riconosciuto la responsabilità dei tre imputati per i primi due capi d’imputazione, disponendo anche la rimessione in pristino dello stato dei luoghi, a spese dei condannati, qualora non sia già stata eseguita e nella misura in cui risulti ancora possibile.
Disposto inoltre il risarcimento dei danni in favore del Comune di Portopalo di Capo Passero, costituito parte civile. L’importo sarà determinato in un separato giudizio civile. Gli imputati dovranno anche rifondere le spese sostenute dall’ente per la costituzione in giudizio, liquidate in 2.316 euro per onorari, oltre agli accessori di legge. Il giudice ha invece assolto tutti e tre dal terzo capo d’imputazione, relativo alla contestata distruzione o alterazione delle bellezze naturali dell’area, perché il fatto non sussiste.
Soddisfazione per la decisione viene espressa dall’avvocato del Comune Giuseppe Cultrera: “Pur trattandosi di una sentenza di primo grado – dichiara Cultrera – siamo soddisfatti del risultato che rende giustizia, in primis, a uno dei territori più belli dell’Italia intera. Il diritto del cittadino di godere appieno delle bellezze naturali non può essere ostacolato dall’ingordigia plutonica di un singolo cittadino in danno di altri. La Giustizia ha trionfato”.
Per conoscere le motivazioni della decisione bisognerà attendere il deposito della sentenza, previsto entro 90 giorni. La pronuncia è di primo grado e, pertanto, non definitiva.